L’abuso di alcol in Italia: dati percentuali e consapevolezza dei consumatori

Di Sara Boggio

Secondo il Report elaborato dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), presentato in occasione dell’Alcohol Prevention Day, i consumi di alcol in Italia sono in lieve aumento, soprattutto per quanto riguarda il consumo eccessivo episodico (“binge drinking”).

L’Alcohol Prevention Day, che si è svolto il 12 aprile, è un evento realizzato da una pluralità di enti nazionali e internazionali: in primis l’ISS e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che vi collaborano rispettivamente con l’Osservatorio nazionale alcol (Ona) del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) e con il Centro per la ricerca e la promozione della salute su alcol e problematiche alcol-correlate. A questi si affiancano la Società italiana di alcologia (Sia), l’Associazione italiana dei club alcologici territoriali (Aicat) ed Eurocare – European Alcohol Policy Alliance. Il tutto sostenuto e finanziato dal Ministero della Salute.

L’Alcohol Prevention Day ha l’obiettivo di coinvolgere e aggiornare tutti gli interlocutori che si occupano di tutela della salute, individuale e collettiva, per diffondere in modo omogeneo dati, evidenze e priorità di prevenzione (vedi).

Ecco dunque alcuni dati presentati quest’anno, relativi al 2015, così come riassunti dal portale di epidemiologia dell’ISS Epicentro.

Nel corso del 2015 il 64,5% degli italiani di età superiore a 11 anni di età (pari a circa 35 milioni di persone) ha consumato almeno una bevanda alcolica, con una prevalenza maggiore nella popolazione maschile (uomini 77,9%, donne 52,0%). Il dato attesta l’aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al 63% dell’anno precedente. In aumento anche il bere fuori pasto (25,8% nel 2013, 26,9% nel 2014, 27,9% nel 2015) e il fenomeno del “binge drinking”, mentre rimane stabile, al 22%, il numero dei consumatori giornalieri (vedi).

Durante la presentazione sono intervenuti diversi rappresentanti delle istituzioni coinvolte, che hanno spiegato le strategie preventive dell’OMS, quelle del Piano nazionale della Prevenzione 2014-2018 messo in atto dal Ministero (a cui concorre anche la ‘Legge quadro in materia di alcol e di problemi alcolcorrelati’, la 125/2001), la co-relazione con il consumo di fumo e l’incidentalità stradale alcol-correlata. Tra le azioni in prospettiva, si è evidenziato il valore dell’educazione alla salute a partire dalla scuola e l’importanza dei contributi del privato sociale e dell’associazionismo (tutti gli interventi si possono leggere qui).

Referente dell’ISS per l’OMS e presidente della Sia, Emanuele Scafato si è soffermato sullo scenario italiano (vedi), sottolineando che la fascia di età compresa tra i 12 e i 25 anni è la più sensibile ai danni alcol-correlati e richiede pertanto la massima attenzione. Proprio a questa fascia occorrerebbe rivolgere le iniziative sulla comunicazione del rischio, che secondo il prospetto presentato si può riassumere nei seguenti punti: consumo a basso rischio non significa assenza di rischio; il “binge drinking” è potenzialmente dannoso come il consumo giornaliero che superi le linee guida; ogni settimana il consumo abituale dovrebbe essere interrotto dall’abitudine a qualche giorno “alcohol-free”. A questi messaggi, vanno affiancate sia le informazioni sui rischi generali del consumo in eccesso (effetti negativi nell’ambito delle relazioni familiari e lavorative, riduzione della performance fisica e intellettiva, sovrappeso, incremento del rischio di ipertensione, depressione, dipendenza, patologie oncologiche) sia le specificità legate al genere e all’età, con particolare riferimento a minori e anziani, evidenziando in quest’ultimo caso i rischi legati all’assunzione di farmaci e alle comorbidità.

Discorso a parte su marketing e packaging delle bevande alcoliche: secondo la maggior parte degli esperti, sottolinea Scafato, le etichette degli alcolici dovrebbero includere informazioni su contenuto di calorie, zuccheri aggiunti o dolcificanti, additivi, coloranti: “Come indicato nel rapporto dell’Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD) del 2015 sugli aspetti economici dei danni alcol-correlati e sulle politiche di contrasto (Tackling Harmful Alcohol Use: Economics and Public Health Policy), per effettuare scelte razionali ed efficienti è essenziale che i consumatori siano informati sulle caratteristiche di ciò che consumano, sui benefici reali e sui rischi e costi a cui sono esposti come conseguenza del consumo”.

Ultimo aspetto evidenziato, l’opportunità di un approccio “bio-psico-sociale”, che si fonda sull’incremento di consapevolezza rispetto ai rischi ma non solo; punta infatti a una comprensione globale dei fenomeni, promuovendo la “cultura del cambiamento” come principale risposta di salute pubblica.