Le conseguenze del Covid sui sistemi sanitari

La pandemia di coronavirus ha aggravato i problemi del sistema sanitario degli Stati Uniti, come affermato in un articolo del New England Journal of Medicine di qualche giorno fa.

Un improvviso aumento della disoccupazione, che ha coinvolto oltre venti milioni di lavoratori, ha fatto perdere a molti americani l’assicurazione sanitaria, che in molti casi viene pagata proprio dal datore di lavoro. Anche chi ha mantenuto l’impiego può comunque trovarsi con una copertura ridotta a causa di tagli dei costi da parte dei titolari. A questi si aggiungono i 31 milioni di persone che non erano assicurate e gli oltre 40 milioni che si stima non fossero adeguatamente assicurati prima della pandemia.

Le disparità razziali impediscono inoltre di prendersi adeguatamente cura delle minoranze etniche. Queste costituiscono il 13% della popolazione degli Stati Uniti, ma rappresentano il 20% dei casi di Covid-19 e oltre il 22% dei decessi per la polmonite causata dal virus SARS-CoV-2 al 22 luglio 2020. Gli ispanici sono il 18% della popolazione e rappresentano quasi 33% dei nuovi casi a livello nazionale.

Gli Stati Uniti ospitano il 4% della popolazione mondiale ma, al 16 luglio, vi si erano registrati circa il 26% dei casi di Covid-19 e il 24% dei decessi per Covid-19. Il sistema non è riuscito a identificare e controllare rapidamente la diffusione del coronavirus. Gli USA non hanno reso i test disponibili per tutti, o almeno per ampie fasce di popolazione, all’inizio del contagio e hanno tardato a imporre linee guida per il distanziamento sociale.

Il dibattito sulle misure di protezione per la salute degli americani, attraverso l’ACA (Affordable Care Act), ha ridotto il numero di persone non assicurate a un minimo storico di 28,6 milioni nel 2015. Un improvviso aumento degli americani non assicurati creerà la volontà politica di espandere nuovamente la copertura? In caso affermativo, i sostenitori di una copertura estesa hanno più opzioni politiche tra cui scegliere, che vanno da un sistema a pagamento unico finanziato dal governo, come Medicare for All, a riforme della legge attuale. Uno dei numerosi argomenti a favore di un sistema a pagamento unico è che scollegherebbe l’occupazione dell’assicurazione sanitaria.

La pandemia ha infatti riacceso il dibattito sulle disuguaglianze di salute negli Stati Uniti. La copertura universale migliorerebbe l’accesso ai servizi di assistenza primaria e preventiva, che a sua volta potrebbe ridurre la prevalenza e la gravità delle malattie croniche, soprattutto tra le minoranze più svantaggiate.

Per controllare la diffusione di Covid-19 e prevenire in futuro i danni da pandemia, gli Stati Uniti dovranno migliorare la capacità di azione collettiva a protezione della salute pubblica, a partire dallo sviluppo della capacità delle autorità sanitarie di implementare misure di controllo delle malattie di base, come test, contact tracing e isolamento delle persone positive al virus. Poiché gli stati spesso non dispongono dei mezzi per garantire queste condizioni, e dato che virus e batteri non rispettano i confini statali, è necessario il supporto dell’autorità federale, ma al momento il governo non è in grado di svolgere efficacemente questo ruolo.

Serve infatti una nuova legislazione per chiarire e rafforzare la capacità del governo centrale di intervenire in modo deciso e rapido, in particolare per attuare misure sanitarie d’emergenza che attualmente sono di responsabilità degli stati, ma che condizionano la salute e il benessere delle persone in altri stati. Questa legislazione avrebbe diversi obiettivi: in primo luogo, consentirebbe al governo federale di istituire un sistema informativo nazionale di sanità pubblica che fornisca dati in tempo reale sulla diffusione della malattia, nonché sulla disponibilità di risorse per il trattamento dei pazienti colpiti. Questo sistema dovrebbe connettere i dipartimenti sanitari statali e locali tra loro, e richiedere la partecipazione di strutture sanitarie private, laboratori e produttori per fornire un quadro completo delle risorse disponibili. In secondo luogo, assicurerebbe al governo una capacità di spesa senza previa approvazione del Congresso per le misure di emergenza. Terzo, il governo potrebbe richiedere agli stati di adottare le misure necessarie per contenere la diffusione della malattia. In particolare, la legislazione potrebbe facilitare l’uso da parte del governo federale dei suoi poteri costituzionali per regolamentare il commercio interstatale, costringendo gli stati che non hanno rispettato le misure critiche di controllo delle infezioni a cessare la partecipazione ai viaggi oltre confine e alle attività commerciali. Inoltre, consentirebbe al governo di regolamentare la distribuzione di nuovi vaccini e avrebbe poteri di emergenza per richiedere agli stati di consentire ai professionisti sanitari autorizzati di partecipare alla telemedicina interstatale. Il ricorso a queste autorità dovrebbe essere subordinato alla dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Presidente, e prorogabile da un voto del Congresso.