LE INGIUSTIZIE PRADOSSALI DELL’EVASIONE FISCALE

Di Nicola Ferraro

Nessuno può sapere con precisione a quanto assommi l’evasione fiscale in Italia: per saperlo occorrerebbe evidentemente stanare i contribuenti infedeli e gli evasori totali. Dal confronto tra quanto entra nelle casse dello Stato e l’andamento dei consumi si possono però fare stime diverse che, bilanciate tra loro nelle differenze, danno come risultato l’iperbolica cifra di 130/170 miliardi di euro l’anno (vedi).

Prima incongruenza paradossale: le tasse le versano i cittadini meno abbienti, quelli che non possono evadere in quanto il prelievo avviene alla fonte: parliamo dei lavoratori dipendenti, dei liberi professionisti consulenti di enti di diritto pubblico e dei pensionati (che nella Comunità Europea in genere non pagano nulla all’incirca fino a livelli di reddito da noi invece tassati oltre il 30 % vedi).

Seconda incongruenza paradossale: non potendo evadere, questi cittadini sono gli unici ad avere un reddito certificato in dettaglio e quindi possono essere inseriti nelle graduatorie per censo attraverso le quali si può accedere al welfare.

Terza incongruenza più che paradossale, pazzesca: gli evasori totali in queste graduatorie sono sempre ai primi posti in quanto risultano indigenti per lo Stato; chi evade ha buonissime possibilità di pagare meno o per nulla: ticket, contributi e balzelli vari collegati all’utilizzo di beni e servizi pubblici.

Ma l’ingiustizia a volte sa accompagnarsi alla beffa che in Italia a volte è particolarmente cruda e crudele. Il legislatore (come il Candido di Voltaire vedi convinto di vivere nel migliore dei mondi possibili e non nel regno dell’evasione fiscale realizzabile) non si accontenta delle prime tre incongruenze ma ne introduce una quarta: per cercare di contenere l’esplosione della spesa sociale, dovuta essenzialmente all’allungamento della vita media e all’incapacità di stanare gli evasori, ha inventato un parametro di compensazione articolato su base familiare per il diritto all’accesso a questa spesa: l’ISEE (vedi). Nella recente spending review bocconiana, nella quale si è raschiato non soltanto il fondo del barile ma anche il pavimento dove il barile è appoggiato, nella formazione del reddito familiare sono state introdotte “entrate” come l’indennità di accompagnamento e i contributi di sostegno all’assistenza personale: in altre parole una buona parte delle provvidenze assistenziali. Per nobilitare quest’operazione agli occhi dell’opinione pubblica, “la lotta senza quartiere” contro qualche falso cieco: eredità residuale di un distorto concetto di Stato sociale progettato all’epoca delle vacche grasse per drenare voti da realtà economiche disastrate dello Stivale.

Unica voce che senza esitazioni si oppone, sin dall’epoca della caccia mediatica ai falsi ciechi, a questa operazione ragionieristica cinica e sbagliata la Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap vedi e vedi).