Le vite perse a causa dell’austerità, nel Regno Unito

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

“La mia storia è solo una delle tante di migliaia di persone in Inghilterra le cui morti possono essere legate all’austerità”, scrive Val Curtis, direttrice del gruppo di salute ambientale alla London School of Hygiene and Tropical Medicine, malata terminale di cancro. In un recente articolo del Guardian, racconta la lunga e “angosciante” attesa che ha dovuto sopportare prima dell’intervento chirurgico che avrebbe significato una speranza concreta – “la mia ultima speranza” – di poter sopravvivere alla malattia (1).

Il primo segnale che questo percorso sarebbe stato un “fallimento”, così lo definisce Curtis, si è esplicitato con i due mesi di attesa prima dell’inizio della radioterapia. A questi si sono aggiunte quattro settimane per una visita specialistica dall’oncologo e altre ancora per riuscire a fare gli esami clinici di controllo e per fissare un consulto chirurgico – “un’attesa angosciante, consapevole che quella massa di cellule aggressive si stava dividendo e crescendo”. Finalmente l’intervento chirurgico a distanza di quasi cinque mesi dopo la recidiva del cancro, ma “dopo aver dato un’occhiata dentro, il mio chirurgo richiuse, a malincuore. Era ormai impossibile rimuovere tutto il tessuto canceroso: erano arrivati troppo tardi”. 

“Non avrei pensato – scrive Val Curtis – che il nostro brillante servizio sanitario nazionale potesse essere stato così tanto debilitato dai tagli negli ultimi dieci anni di austerità da deludermi completamente”. Infatti, i sistemi sanitari nella maggior parte dei paesi industrializzati si sono trovati a dover affrontare la sfida di gestire la domanda crescente di assistenza sanitaria e contrastare la crisi economica mondiale del 2008. E il National Health Service britannico, che fornisce una copertura sanitaria universale finanziata dalle tasse, non fa eccezione. A evidenziarlo era stato uno studio pubblicato su The BMJ Open, nel 2017, che aveva cercato di determinare – per la prima volta – se i vincoli relativi alla spesa pubblica per l’assistenza sanitaria, in Inghilterra, abbiamo influenzato i tassi di mortalità (2). Nonostante non sia possibile trarre conclusioni certe sulla relazione causa-effetto, lo studio indica che una minore spesa per la salute e l’assistenza sociale è “associata a un notevole divario di mortalità” spiegano i ricercatori. In particolare, “la compressione delle finanze pubbliche dal 2010 è legata a quasi 120.000 morti in eccesso”, soprattutto in soggetti con più di 60 anni e in quelli residenti nelle case di cura. “Il fattore critico in questo caso – proseguono i ricercatori – potrebbe essere determinato dal cambiamento nel numero di infermieri, che, avvertono, porterebbe ad un bilancio aggiuntivo di circa 100 morti in più al giorno, d’ora in poi”.

Negli ultimi dieci anni, commenta amaramente la direttrice, i “servizi sanitari sono stati ridotti all’osso. I carichi di lavoro sono stati gestiti estendendo i tempi di attesa, posticipando gli esami e le équipe chirurgiche hanno lavorato di notte e nei fine settimana nel disperato tentativo di abbreviare le liste di attesa. Ora, con l’ulteriore onere del coronavirus, il National Health Service ha rinunciato alla pretesa di essere un servizio sanitario completo”. Lo sappiamo: salute ed economia sono legate a doppio filo, e la diffusione di malattie implica a sua volta ulteriori perdite economiche che a loro volta indeboliscono i finanziamenti dei servizi sanitari pubblici che rappresentano “un’importante conquista civile” (3). Una condizione fuori controllo, come la pandemia in corso, genera una crisi economica e finanziaria che a sua volta favorisce un aumento dei livelli di povertà e di malattie. La Banca Mondiale stima che la pandemia di Covid-19 possa scatenare la peggiore recessione dal 1870. 

Val Curtis conclude le proprie riflessioni suggerendo che è arrivato il momento di presentare al paese un progetto per un servizio sanitario pienamente funzionante e unito, gratuito e fondato sul forte impegno dei professionisti sanitari, che durante l’emergenza Covid hanno compiuto un lavoro eroico. “Morirò presto, ma prima voglio vedere un piano per un servizio sanitario nazionale migliore, che non permetta di perdere inutilmente delle vite”.

 

Bibliografia

  1. Curtis V. I’m one of the thousands of extra cancer deaths we’ll see this year. The Guardian, 16 Jul 2020.
  2. Watkins J, Wulaningsih W, Da Zhou C, et al. Effects of health and social care spending constraints on mortality in England: a time trend analysis. BMJ Open 2017; 7: e017722.
  3. Geddes da Filicaia M. La salute sostenibile. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2018.