L’influenza della pandemia sui social media

Con più di due milioni di casi in tutto il mondo, la pandemia di Covid-19 ha causato una disgregazione senza precedenti nella nostra società. I leader di tutto il mondo sono passati da un’accettazione recalcitrante a uno stato di emergenza. A differenza delle altre pandemie succedutesi nella Storia, come nel caso di quella da H1N1 nel 1918, Covid-19 si sta diffondendo in un mondo altamente connesso, in cui ogni individuo, virtualmente, è collegato all’altro attraverso il telefono cellulare. A causa delle strette misure di distanziamento sociale, le persone dipendono fortemente dalla possibilità di mantenersi connesse grazie ai social network, come Facebook o Twitter, per facilitare l’interazione umana e il passaggio di informazioni sul virus.

I social media indeboliscono la risposta contro COVID-19?

Come suggerito da una riflessione su Lancet Digital Health, dobbiamo considerare come vari stakeholder possano rispondere a queste sfide – in special modo i leader di governo, le compagnie di social media e chi fornisce servizi sanitari. Tutti dovrebbero impegnarsi per prevenire che i social media siano usati come armi per seminare sfiducia e minare così la salute pubblica.

L’idea di legittimità, infatti, è cambiata nel contesto dei social media. Sempre di più gli utenti vedono le persone di cui si fidano all’interno della loro rete di contatti come fonti autorevoli di informazioni. Man mano che queste informazioni si diffondono, spesso vengono anche percepite come sempre più legittime. Questo metodo di diffusione e convalida delle informazioni è in contrasto con i metodi controllati in maniera più diretta da un intermediario (ad esempio i media tradizionali), che abbia una conoscenza specialistica e chiare responsabilità sulla verifica e la diffusione di informazioni. Questo modello di condivisione delle informazioni è diventato uno dei principali tra quelli con cui l’informazione pubblica correlata alla salute e alla medicina viene prodotta e diffusa. Non stupisce che durante l’epidemia di Covid-19 molte persone stiano guardando a questa nuova realtà digitale come principale punto di riferimento.

Non solo informazioni corrette

C’è un’altra cosa di cui i social network hanno facilitato il diffondersi: la disinformazione. La disinformazione scientifica è stata deliberatamente diffusa come mezzo per minare la fiducia nei governi e come arma politica. Nei pochi mesi trascorsi dai primi casi di Covid-19, diversi tipi di informazioni non corrette si sono diffuse sui media tradizionali e sui social media, in quella che l’OMS ha definito un’infodemia, ovvero un’eccessiva quantità di informazioni sbagliate e dicerie di vario tipo che rendono difficile l’identificazione di fonti di informazione affidabili.

Una grande spinta alla confusione dell’opinione pubblica è stata data dall’amministrazione Trump, che ha scelto di definire l’epidemia “una truffa” e un attacco politico dei suoi oppositori. La disinformazione può avere conseguenze devastanti, come dimostra la diffusione di dati, ancora da verificare, secondo cui la clorochina poteva con certezza curare la Covid-19 (mentre sono al momento in corso sperimentazioni dell’antimalarico nel trattamento della sindrome respiratoria causata dal nuovo coronavirus, con risultati ancora incerti). Con la crescita esponenziale della pandemia, il diffondersi incontrollato e rapidissimo di informazioni errate, soprattutto a causa dei social media, rappresenta una sfida che la salute pubblica deve affrontare con urgenza per poter controllare e mitigare gli effetti di Covid-19, mentre la confusione portata dalla disinformazione indebolisce la fiducia e il consenso fra la popolazione, influenzandone anche le azioni.

Al contrario di quanto accade con la litania di informazioni manipolate o del tutto errate diffuse dagli antivaccinisti, già ampiamente smentite, quello che sappiamo di Covid-19 è in continuo aggiornamento. In questo scenario, quello che oggi si qualifica come disinformazione potrebbe essere in futuro visto diversamente alla luce di nuove scoperte scientifiche, dettaglio che rende la lotta alla disinformazione ancora più complessa. In pratica, oggi distinguere tra disinformazione e informazione corretta vuol dire cercare di mirare a un obiettivo in movimento. La posta in gioco è altissima. Con la crescita esponenziale della pandemia, c’è urgente bisogno di stabilire metodi validi per diffondere informazioni corrette e accurate, e al contempo identificare velocemente ed estirpare quelle non più valide. Una sfida continua, che i nuovi media potrebbero aiutare a vincere; ma senza la necessaria educazione digitale, internet è uno strumento che può rivelarsi estremamente pericoloso, anche per la salute pubblica.