Lo studio della proteina Tau alla base del trattamento delle patologie neurodegenerative

Di Luca Mario Nejrotti

Per poter combattere efficacemente le malattie neurodegenerative è indispensabile comprendere appieno i meccanismi di normale funzionamento e sostentamento del cervello, in cui la proteina Tau gioca un ruolo fondamentale.

Un sistema complesso.

Nella lotta contro le malattie neurodegenerative come la demenza, l’Alzheimer e l’encefalopatia traumatica cronica, la proteina tau gioca un ruolo importantissimo. Se in condizioni normali questa proteina è estremamente diffusa nelle nostre cellule cerebrali, dove mantiene la struttura e la stabilità all’interno dei neuroni e aiuta il trasporto di nutrienti da una parte all’altra della cellula, in caso di malfunzionamento la sua stessa diffusione diventa ragione di pericolo per le funzioni cerebrali.

Stando così le cose, sono di estrema importanza quegli studi volti a capire l’esatto funzionamento della proteina e i meccanismi della sua regolazione (vedi).

Taupatia.

La diffusione di aggregati proteici durante la progressione della malattia è un tema comune alla base di molte malattie neurodegenerative. La tau della proteina associata ai microtubuli ha un ruolo centrale nella patogenesi di diverse forme di demenza, tra cui la malattia di Alzheimer, la demenza frontotemporale e l’encefalopatia traumatica cronica. La progressione di queste malattie è caratterizzata dalla diffusione sequenziale e dalla deposizione di aggregati proteici secondo uno schema prevedibile correlato alla gravità clinica: in pratica si formano grovigli neurofibrillari all’interno dei neuroni, interrompendo la loro funzione e infine uccidendoli. Questa osservazione e studi specifici hanno suggerito che la proteina tau potrebbe diffondersi in un modo simile a un prione (paragonabile a quello responsabile della sindrome della mucca pazza, ma, ovviamente, in forma non contagiosa). Sembra inoltre che questa condizione sia collegata a livello cellulare al recettore delle lipoproteine ​​a bassa densità (LRP1) che controlla l’endocitosi della tau e la sua successiva diffusione, permettendo alla proteina difettosa di essere assorbita dai neuroni vicini e quindi replicata. Una prospettiva di intervento promettente viene mostrata da uno studio pubblicato su Nature da professor Kosik, professore di Ricerca in Neuroscienze presso l’UC Santa Barbara’s Department of Molecular, Cellular, and Developmental Biology, e dalla sua squadra: sarebbe quella di colpire il recettore per limitare l’assorbimento della proteina tau malfunzionante (vedi).

I risultati.

“La scoperta di un meccanismo attraverso il quale la tau passa da una cellula all’altra fornisce un indizio che aprirà un profondo approccio strutturale alle molecole che saranno progettate per prevenire la diffusione della tau”, ha affermato Kosik.

I ricercatori si sono resi conto che inibendo sistematicamente l’espressione di ciascuno dei recettori tramite la tecnologia CRISPR interference ed esponendoli a tau, il silenziamento genetico di LRP1 inibiva efficacemente l’assorbimento della proteina tau. L’esperimento sui topi ha mostrato una significativa diminuzione della diffusione della proteina tau nei soggetti in cui i recettori erano stati inibiti con un’inserzione specifica di RNA.

Fonti.

https://www.nature.com/articles/s41586-020-2156-5

https://www.sciencedaily.com/releases/2020/04/200401155348.htm