L’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra luci e ombre

L’OMS è oggi al centro di polemiche internazionali che mettono in dubbio gli equilibri della politica sanitaria mondiale.

Tempo di crisi.

La crisi sanitaria globale oggi ha mostrato le luci e le ombre dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, finita al centro di polemiche esacerbate dalle tensioni tra Cina e Stati Uniti.

Un recente articolo su the Lancet (vedi), però, difende i principi alla base dell’Istituzione, al di là delle sue disfunzioni.
Negli ultimi anni, l’OMS è stata spesso criticata per le sue carenze nell’opera di supervisione e per l’approccio politico nella direzione dell’agenzia del suo direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Gli autori non negano limiti, disfunzioni e pesantezze burocratiche.
Tuttavia, soprattutto di questi tempi, ritengono che l’OMS dovrebbe essere sostenuta nel suo pieno mandato e che il suo ruolo di coordinamento nelle crisi sanitarie internazionali debba essere riaffermato. La comunità globale deve anche chiarire cosa ci si può aspettare da questa agenzia delle Nazioni Unite.

Un programma multilaterale.

Ora che le crisi sanitarie hanno carattere globale e che molti paesi a basso reddito hanno difficoltà a fronteggiarle, s’impone la necessità di una gestione multilaterale e solidaristica della salute mondiale, nella consapevolezza che la risposta delle singole nazioni non potrà più essere considerata sufficiente, nonostante quanto sostenuto da alcuni capi di stato per personale limitatezza o cinico calcolo politico.

Invece, gli Stati membri delle Nazioni Unite dovrebbero riconoscere e accettare i propri ruoli e responsabilità nella governance dell’OMS, ripristinando la cooperazione multilaterale sulla salute globale. Tale cooperazione richiederà finanziamenti, collaborazione collettiva, leadership politica e rigore tecnico, ma anche, concretamente, investimenti intellettuali e strategici attivi; supporto, non vuota critica; impegno, non abbandono.
Creato nel 2016 dopo lo scoppio della malattia da virus Ebola nell’Africa occidentale, il Programma per le emergenze sanitarie dell’OMS è stato efficace nel rispondere alle epidemie di febbre gialla, poliomielite, vaiolo e malattia da virus Zika, nonché, recentemente, alla malattia da virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, nonostante scarsi finanziamenti e difficoltà operative. Tuttavia, COVID-19 ha rivelato quanto inadeguata sia stata la preparazione per una pandemia, anche in quei paesi con sistemi sanitari forti. Chiaramente, i trattati di collaborazione devono essere completamente rafforzati.
In relazione alla pandemia di COVID-19, è necessario chiedere all’OMS di concentrarsi su alcune aeree di lavoro di cui essere ritenuta responsabile: in primo luogo, l’agenzia deve fornire raccomandazioni regolarmente aggiornate da comitati di esperti indipendenti su strategie preventive e potenziali trattamenti per COVID-19; in secondo luogo, dovrà proporre metodi omogenei e standardizzati per la raccolta e la comunicazione di dati epidemiologici dai diversi paesi; terzo, dovrà spendersi per accelerare valutazione, selezione e prequalificazione dei test diagnostici. Inoltre, l’agenzia dovrà raccogliere e verificare le informazioni sui progressi della ricerca sui vaccini COVID-19 e lavorare a monte con i partner per garantire un accesso equo e sostenibile a terapie e vaccini non appena disponibili; infine, sarà importante facilitare il coordinamento logistico e la fornitura di reagenti, dispositivi di protezione individuale e potenziali trattamenti. Tutto ciò sempre, sostenendo i paesi con fragili sistemi sanitari per mantenere la continuità dell’assistenza sanitaria di routine, in particolare per le malattie croniche e l’assistenza sanitaria di base.

Una speranza per la salute globale.

L’articolo di the Lancet sostanzialmente propone un augurio per come potrebbe rinascere l’OMS dalle polemiche degli ultimi mesi.

Per rendere l’Agenzia una realtà più efficace e influente sui sistemi sanitari nazionali sarebbe necessario che tutti gli stati membri ne riconoscessero l’autorità tecnica e che i loro finanziamenti non avessero più carattere volontario. L’OMS, per gli autori, avrebbe bisogno delle risorse per censurare pubblicamente e potenzialmente richiedere sanzioni contro gli Stati membri che non rispettassero gli imperativi sanitari globali. Poiché “La salute è una questione politica globale e un bene pubblico per l’umanità.
La prevenzione delle malattie e la promozione della salute comportano programmi che a volte sono in conflitto con le priorità economiche.”
Quindi, l’OMS potrà evolvere solo se i governi nazionali daranno la priorità a un approccio collettivo globale ai problemi sanitari globali, rinunciando ad alcune delle loro prerogative nazionali a beneficio della salute pubblica del pianeta.

Fonti.

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)31298-8/fulltext