Medicina tradizionale cinese: tra pratiche rischiose e legittimazione istituzionale

Come riporta Nature in un editoriale, qualche giorno fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilasciato un aggiornamento della sua Classificazione internazionale delle malattie e dei problemi correlati (ICD, International Classification of Diseases), un documento particolarmente influente che ordina in categorie e assegna un codice a ogni disturbo, ed è usato a livello internazionale per decidere come i medici diagnosticano ogni patologia e come le compagnie di assicurazione si muovono per coprire le spese. L’ultima versione, chiamata ICD-11, include un capitolo sulla medicina tradizionale cinese (MTC).

Ovviamente chi pratica la medicina tradizionale cinese, in tutto il mondo, ha festeggiato l’inclusione nel documento dell’OMS, considerata cruciale per la diffusione internazionale del metodo. E ha festeggiato attraverso canali ufficiali anche il governo cinese.

Quando le critiche hanno raggiunto l’OMS, l’organizzazione ha difeso la sua posizione, insistendo che il capitolo sulla MTC non fornisce informazioni sui rimedi e che vuole semplicemente dare la possibilità ai medici di fare diagnosi usando sia la MTC che la medicina occidentale. Ma quella categorizzazione, afferma l’OMS in una nota, “non raccomanda o avalla nessuna forma di terapia”.

Di certo è importante non sottovalutare la medicina tradizionale cinese: bisogna ricordare che in molte parti del mondo è il meglio a disposizione. Molte terapie salvavita provengono da prodotti naturali, e sicuramente c’è ancora molto da scoprire. È importante anche distinguere tra pratiche potenzialmente dannose e quelle che potrebbero non funzionare ma sono sostanzialmente innocue, e infine quelle che potrebbero funzionare ma non sono state testate con metodo rigoroso. In ultimo – ma non per importanza – considerare il rischio che per seguire un metodo non convenzionale se ne abbandonino altri di comprovata efficacia, motivo per il quale è di fondamentale importanza parlare col proprio medico prima di impostare una qualsiasi terapia.

Ma non bisogna nemmeno dimenticare che la medicina tradizionale cinese si fonda su teorie non comprovate, basate su meridiani e qi. Spesso i rimedi prescritti basandosi sulla MTC (se la diagnosi è fondata sui principi della MTC è più probabile che anche le terapie lo siano) non sono stati rigorosamente testati in trial clinici randomizzati e controllati ed essere inclusi nella classificazione dell’OMS dà una patina di legittimazione a qualcosa che non soddisfa i requisiti della medicina basata sulle evidenze. Tra gli strumenti terapeutici più diffusi ricordiamo diagnostica energetica, agopuntura e massaggi, mentre tra i più controversi possiamo menzionare sicuramente la coppettazione: consigliata per i problemi più diversi, dal mal di schiena ai disturbi respiratori, non ha a supporto letteratura convincente, e può “esporre ad alcuni pericoli. Rottura di vasi sanguigni, dolore, ematomi, emorragie, infezioni ed altro” come spiega Salvo Di Grazia nel suo blog Medbunker.

Esiste un altro esempio che mostra i danni che possono essere provocati da rimedi di cui non è garantita l’effettiva utilità: un ingrediente molto quotato di alcuni rimedi della MTC, infatti, è una gelatina chiamata ejiao e ricavata bollendo la pelle degli asini, che in Cina si vende a un migliaio di dollari al chilo. Si crede che questa gelatina sia utile per fermare le emorragie e per contrastare tosse e cancro. Ma questa pratica, oltre ad avere scarsissima letteratura a supporto dei benefici promessi, può presentare gravi rischi a breve e lungo termine per l’ambiente: la popolazione di asini in Cina è stata decimata, e l’industria farmaceutica tradizionale si è quindi rivolta all’Africa causando un aumento esponenziale di allevamenti e macelli illegali, con implicazioni – tra cui il rischio di estinzione – simili a quelle provocate dal bracconaggio di corni di elefanti e rinoceronti. E anche a livello economico la situazione a lungo termine potrebbe non essere così rosea: nei Paesi africani che hanno intrapreso il commercio di pelli con la Cina (praticamente tutti quelli che hanno una popolazione asinina sufficientemente numerosa) molti dei trasporti via terra su brevi distanze, anche a scopo commerciale, vengono tutt’oggi effettuati su dorso d’asino: cosa implicherebbe per il sistema economico in caso di estinzione, o anche solo penuria, di questi animali?

Oltre questi esempi, la problematica riguardante la medicina tradizionale cinese è complessa e deve tenere in considerazione numerosi fattori che esulano dalle competenze mediche e scientifiche. Chi, però, meglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità può e deve dotarsi degli strumenti per valutare le implicazioni di un atto piccolo, ma potenzialmente molto dannoso – a livello terapeutico, economico, ambientale –, come l’inserimento della MTC nella sua Classificazione? In primis il fatto che questo venga considerato un avallo a pratiche che possono avere senso di esistere in alcune regioni dove la medicina convenzionale non ha ancora messo radici, ma che in gran parte del mondo sono ormai considerate superate – perché non altrettanto sicure ed efficaci – dalla medicina basata sulle evidenze.


Photocredits: Ejiao by Deadkid dk [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons