Che cosa ne sappiamo? I giovani e l’AIDS oggi

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Di Luca Mario Nejrotti

Sono passati 33 anni dai primi casi riconosciuti di AIDS e molti ancora ricordano le campagne di Pubblicità Progresso, un po’ inquietanti ma efficaci, che ebbero negli anni ’80 del secolo scorso il compito di informare il pubblico sui rischi del contagio e sulle forme di prevenzione.

Oggi quella consapevolezza acquisita sembra  perduta, almeno tra i giovani.

A dircelo è una ricerca condotta da Alessandro Battistella, ricercatore del Laboratorio di Ricerca Sociale del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell’Università Ca’ Foscari: il progetto “Cosa ne sai?”, finanziato dal Ministero della Salute.

 

Ricerca-azione.

Il progetto ha coinvolto più di 6.000 studenti  delle scuole superiori, in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Campania e Sicilia e, attraverso un questionario, mirava a fare il punto sulle conoscenze dei ragazzi su questo grave problema che ancora oggi, in Italia, comporta circa 4.000 nuove diagnosi all’anno.

Non si tratta solo di un censimento dello stato di fatto: dopo l’indagine gli studenti hanno potuto assistere a una lezione su HIV e AIDS.

Ecco gli obiettivi del programma, dal sito della Ca’ Foscari:

  1. individuare il grado di conoscenza dell’HIV/AIDS tra la popolazione generale;
  2. approfondire le conoscenze dell’HIV/AIDS nella fascia d’età 14/18 anni attraverso un metodo d’intervento riconducibile alla “ricerca-azione”, finalizzato non solo a comprendere in che misura il livello di conoscenza incida sui comportamenti concreti dei giovani ma anche a migliorare contestualmente il livello di consapevolezza dei ragazzi contattati;
  3. approfondire e migliorare il grado di conoscenza e consapevolezza nella popolazione LGBT;
  4. indagare e migliorare il grado di conoscenza e consapevolezza nella popolazione immigrata;
  5. costruire un’ampia rete tra associazioni e università in grado di sviluppare nuove conoscenze e competenze negli interventi di prevenzione dell’HIV/AIDS.

 

Tanti luoghi comuni che sembravano sconfitti.

L’abbandono delle campagne informative ha infatti fatto sì che tornassero a galla luoghi comuni che sembravano debellati negli anni ’80 del XX secolo: il 37,5% degli intervistati per esempio, pensava che l’HIV potesse essere trasmesso dalle zanzare, il 36,5% ritiene che pillola e spirale possano essere misure preventive efficaci alternative al profilattico.

Sui tempi di diagnosi e di incubazione vige una diffusa ignoranza, come pure in materia di rischi e profilassi nella convivenza con chi è positivo all’HIV.

 

Non solo Italiani.

Il test ha coinvolto anche 952 persone non studenti, campione della popolazione italiana, in cui si riconoscono comunque gravi lacune d’informazione. Inoltre, i ricercatori si sono rivolti anche al mondo dell’immigrazione, interrogando 215 persone provenienti da 53 paesi stranieri. Nuovamente sono i pregiudizi e la disinformazione a farla da padrone…

 

Forse è giunto il momento di riattivare le antiche campagne informative, magari in forme nuove e meno inquietanti, per far sì che non si abbassi la guardia e che la prevenzione, al momento la nostra arma migliore contro la diffusione di HIV e AIDS, coinvolga consapevolmente la maggior parte della popolazione e in particolare dei giovani, tra cui continuano a essere diffuse pratiche a rischio come i rapporti non protetti con partner occasionali.

 

Fonti:

http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=163224

http://www.galileonet.it/blog_posts/5388a3f4a5717a220700009f?utm_campaign=Newsatme&utm_content=I%2BGiovani%2Bitaliani%2Bconoscono%2Bl%27Aids%3F&utm_medium=news%40me&utm_source=mail%2Balert