No alla demagogia: il MES può diventare il braccio economico della nostra sanità

Il 21 Luglio 2020 in Europa il nostro Paese ha ottenuto un ottimo risultato politico e una grande opportunità per rilanciarsi e equilibrare le troppe debolezze e diseguaglianze della nostra società, provata dalla pandemia. Quasi duecento nove miliardi di euro affluiranno nelle casse dello Stato e dipenderà dalla capacità programmatoria del governo e dal senso di responsabilità delle opposizioni se i progetti potranno essere finanziati e raggiungere i loro obiettivi.

Gioco forza queste risorse, in parte a fondo perduto, in parte come prestiti a condizioni molto vantaggiose, arriveranno nei prossimi mesi e cioè non prima del 2021. Saprà la politica cogliere l’occasione di avere più liquidità a disposizione in breve tempo per una necessità che non può essere procrastinata, anche per l’incertezza della diffusione del COV2 nell’autunno inverno, e cioè il rammodernamento e il potenziamento del nostro SSN?

Di seguito il parere di Libero Ciuffreda, Direttore  Oncologia Medica 1 al COES, Ospedale Molinette di Torino sulle motivazioni che stanno alla base della necessità di richiedere anche i 36 miliardi previsti dal MES

NM

Per gentile concessione de   La Porta di Vetro

 di Libero Ciuffreda

A metà giugno gli Ordini dei Medici e degli Infermieri del Piemonte hanno chiesto con una sola voce che all’Italia arrivassero subito e senza indugi i 36 miliardi di euro  garantiti dal MES per finanziare il Servizio Sanitario (SSN).

Dopo la fatica e la sofferenza vissuta durante i lunghi giorni e le lunghe notti dell’emergenza COVID, si sperava, infatti, che tutti i rappresentanti politici ne comprendessero l’urgenza.

Il nostro Paese ha bisogno di superare la fragilità del SSN, accentuate dalla pandemia, che richiede investimenti immediati, a cui eventualmente aggiungere risorse che arriveranno, a partire dai primi mesi del 2021 dal Recovery Fund.

Ma, ci si chiede, quanto ancora, le pregiudiziali di interesse elettorale, dovranno penalizzare il personale sanitario? Quello stesso definito con enfasi, nei giorni dell’emergenza,  come “i nuovi angeli ed eroi”, ma che soltanto in un passato meno recente veniva quasi additato al ludibrio dell’opinione pubblica al minimo accenno di manifestazioni e iniziative per sollecitare nuove assunzioni o una diversa organizzazione del lavoro. Iniziative di carattere anche sindacale, non dimentichiamolo, dinanzi ai tagli indiscriminati subiti negli ultimi anni dalla sanità pubblica che hanno aumentato l’età media degli organici (la media è di 51 anni), con medici e infermieri costretti ad operare all’interno di strutture ospedaliere obsolete, poco flessibili e mal collegate con i Servizi territoriali.

Il Consiglio dei Capi di Stato e di Governo si trovano ad affrontare, forse senza una completa consapevolezza, complice l’ ”apolide” Coronavirus, il difficile compito di finanziare la rinascita del Continente Europeo, agendo come uno Stato “unitario e federale”, capace di finanziare e ripianare con risorse proprie la grave crisi economica con tasse europee e non dei singoli Stati (carbon, plastic o digital tax).

Potrebbero anche  trasformare la crisi indotta dall’emergenza sanitaria in un’opportunità di nuovo sviluppo, in particolare con la cosiddetta green transition.

Eppure questo straordinario ed encomiabile  sforzo, quand’anche portasse ai risultati auspicati, sconterebbe un ritardo che l’Italia e il Piemonte non possono permettersi.

L’autunno è alle porte, con il rischio di una nuova ondata epidemica da COVID.

Oggi è il tempo di  potenziare l’assistenza territoriale, di aumentare le risorse per la ricerca, compresa quella organizzativa, oltre che di rafforzare i servizi di prevenzione, da quelli coinvolti nelle campagne di vaccinazione alla sicurezza sui luoghi di lavoro.

Siamo di fronte ad un’esame della classe politica, e la domanda sorge spontanea:

” Sarà capace di guidare e amministrare questa svolta”?

E senza indugiare in interessi di partito,  saranno in grado di superare i nazionalismi sensibili ai risultati elettorali, mettendo al primo posto la salute dei cittadini europei?

L’Italia chieda l’attivazione del MES vincolato alla sanità e poi, con coraggio, cerchi di presentarsi agli appuntamenti con i partner europei con riforme vere, strutturali e non soltanto annunciate, senza  vittimismi, recuperando credibilità e ruolo all’interno di quella Unione Europea, nata anche grazie alle intuizioni di italiani come Altiero Spinelli.

Però, in attesa di questa metanoia, l’Italia, affronti la questione con la stessa decisione profusa  nell’ emergenza COVID e restituisca ruolo e professionalità innanzitutto al Personale Sanitario, creando un modello organizzativo capace di mettere insieme il Territorio con i Presidi Ospedalieri, anche sfruttando i 36 miliardi di euro, di fatto senza condizioni ed interessi del MES.

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