Nuove linee guida all’uso di RU486 per l’interruzione volontaria di gravidanza

La legge 194/78 ha come obiettivo primario la tutela sociale della maternità e la prevenzione dell’aborto attraverso la rete dei consultori familiari, un obiettivo che si intende perseguire nell’ambito delle politiche di tutela della salute delle donne. Dal 1978, in Italia, una donna può richiedere l’interruzione di gravidanza entro 90 giorni di gestazione. I motivi per i quali una donna può richiedere l’interruzione di gravidanza possono essere di salute, di natura economica, sociale o familiari.

La RU486 è un antiprogestinico di sintesi utilizzato come farmaco (in associazione con una prostaglandina) per indurre l’interruzione della gravidanza farmacologica. Il farmaco, che si assume per via orale, è stato introdotto in Italia dopo una lunga battaglia del movimento politico dei Radicali Italiani solo nel 2009.

Rispetto ai metodi abortivi tradizionali (l’aborto per aspirazione, ad esempio, o l’intervento chirurgico), la RU-486 non richiede intervento chirurgico e anestesia; non rende indispensabile da un punto di vista clinico l’ospedalizzazione; non comporta i rischi legati alle complicazioni possibili dell’intervento chirurgico (rottura dell’utero, lacerazioni del collo dell’utero, emorragie ecc.); può essere utilizzata nelle prime settimane di gravidanza, mentre l’aspirazione, ad esempio, viene eseguita generalmente dopo la settima settimana.

Il 12 agosto 2020 il Ministero della Salute ha emanato una circolare che aggiorna le “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine”. Il farmaco, infatti, era stato approvato dall’Aifa nel 2009, ma l’impiego era limitato al regime di ricovero per i tre giorni necessari, anche se molte regioni con ordinanze proprie permettevano invece il day hospital.

Il Consiglio Superiore di Sanità ha espresso parere favorevole all’interruzione volontaria di gravidanza tramite metodo farmacologico senza l’obbligo di ricovero e fino a 63 giorni pari a 9 settimane compiute di età gestazionale (prima erano 49 giorni).

Il parere è stato accolto da forti polemiche da parte degli anti-abortisti, contrari all’estensione, che come si legge anche nella già citata circolare ministeriale, è la prassi in molti altri Paesi. “Tenuto conto della raccomandazione formulata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – scrive infatti il Ministero – in ordine alla somministrazione di mifepristone e misoprostolo per la donna fino alla 9° settimana di gestazione, delle più aggiornate evidenze scientifiche sull’uso di tali farmaci, nonché del ricorso nella gran parte degli altri Paesi europei al metodo farmacologico di interruzione della gravidanza in regime di day hospital e ambulatoriale, la scrivente Direzione generale ha predisposto le ‘Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine’”.


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