O tutti o nessuno: il nazionalismo rischia di inficiare l’efficacia della campagna di vaccini COV-2

Di Luca Mario Nejrotti

Il “nazionalismo del vaccino” minaccia il piano globale per distribuire equamente le dosi vaccinali contro il COV-2.

Resistere insieme.

Non bastavano gli antivaccinisti: a minacciare la riuscita di un piano di immunizzazione contro il virus COV-2 vi sono anche le pressioni a far valere gli interessi nazionali nella produzione e distribuzione dell’eventuale vaccino. Non appena i primi vaccini saranno approvati, si dovrà fare fronte a un’incredibile richiesta globale con forniture giocoforza limitate. Se per gli esperti di salute (ne abbiamo parlato su queste pagine: vedi) è chiaro che gli operatori sanitari di tutto il mondo dovrebbero ottenere le prime dosi, seguiti dalle persone ad alto rischio di malattie gravi, e da coloro che risiedono nelle aree in cui la malattia si stesse diffondendo rapidamente, e infine, tutti gli altri, secondo Ellen ‘t Hoen, avvocato olandese e attivista per la salute pubblica “Sarebbe ridicolo se le persone a basso rischio nei paesi ricchi ottenessero il vaccino quando gli operatori sanitari in Sud Africa no.” (vedi).

La corsa al vaccino.

Tuttavia, gli Stati Uniti e l’Europa stanno effettuando ordini anticipati per centinaia di milioni di dosi di vaccini approvati, lasciando potenzialmente poco per le parti più povere del mondo.

Per evitare un simile scenario, l’Organizzazione mondiale della sanità e altre organizzazioni internazionali hanno istituito un sistema per accelerare e distribuire equamente i vaccini, il COVID-19 Vaccines Global Access (COVAX) Facility, che cerca di invogliare i paesi ricchi a firmare favorendo il coordinamento internazionale e quindi riducendo il loro rischio di “scommettere” su vaccini sbagliati. Tuttavia, l’iniziativa è stata strutturata sull’onda dell’emergenza e non è chiaro quanti paesi ad alto reddito vi aderiranno.

La più grande preoccupazione dei paesi ricchi è quella di proteggere i propri cittadini. Il governo degli Stati Uniti ha firmato accordi per un valore di oltre 6 miliardi di dollari con diverse società farmaceutiche nell’ambito dell’operazione Warp Speed, che mira a fornire vaccini alla popolazione statunitense entro gennaio 2021. L’Europe’s Inclusive Vaccines Alliance, formata da Francia, Germania, Italia e I Paesi Bassi ha firmato un accordo per acquistare 400 milioni di dosi del vaccino di AstraZeneca da utilizzare negli stati membri dell’UE. Il Regno Unito ha firmato accordi con AstraZeneca e anche altre società. La Cina sta sviluppando i propri vaccini; non è chiaro quanto presto sarà disposta a condividerli e nemmeno se le dosi arriveranno con vincoli politici.

Precedenti non edificanti.

La storia recente non è incoraggiante: il cocktail di potenti farmaci antivirali che ha rivoluzionato il trattamento dell’HIV in Occidente nel 1996, salvando molte vite, è stato reso ampiamente disponibile in Africa, il continente più colpito, solo dopo 7 anni.  Durante la pandemia influenzale H1N1 del 2009, gli Stati Uniti e molti paesi europei hanno donato il 10% delle loro scorte di vaccini ai paesi più poveri, ma solo dopo che era diventato chiaro che ne avevano abbastanza per la propria popolazione.

COVAX.

L’idea alla base di COVAX è di investire in circa 12 diversi vaccini e garantire un accesso precoce quando saranno disponibili. “L’obiettivo è di avere 2 miliardi di dosi entro la fine del 2021”, afferma Seth Berkley, direttore di GAVI, la Vaccine Alliance, il terzo partner COVAX: 950 milioni per i paesi a reddito medio-alto e alto (che comunque restano la minoranza a livello mondiale, quindi avrebbero relativamente la parte del leone N.d.R.), 950 milioni per i paesi a basso reddito e paesi a basso reddito medio e 100 milioni per “situazioni umanitarie e focolai fuori controllo”. Il 4 giugno è stato annunciato un primo accordo da 750 milioni di dollari con AstraZeneca per 300 milioni di dosi, ma ci sono già dubbi sulla trasparenza della scelta e sulla forma dell’accordo.

I vantaggi sarebbero comunque importanti anche per i paesi ad alto reddito (che avrebbero quindi interesse a aderire): iscriversi a COVAX in aggiunta è una polizza assicurativa. Se i vaccini in cui stanno investendo non si concretizzassero, vi sarebbe comunque accesso ad altri attraverso COVAX, anche se in quantità sufficiente solo per il 20% delle loro popolazioni. I soldi che investiranno saranno usati per garantire prezzi più bassi per i paesi più poveri, insieme a specifiche donazioni, sempre raccolte nell’ambito dell’iniziativa.

Un coordinamento globale consentirebbe anche di diversificare le strategie immunologiche, differenziando gli interventi sulla base dei diversi contesti nazionali, ottimizzando le risorse.

Finora, più di 70 paesi che intendono finanziare il proprio vaccino hanno espresso interesse ad iscriversi a COVAX. (Devono impegnarsi formalmente entro la fine di agosto e fornire un anticipo del 15% dell’importo complessivo.) Alcuni paesi dell’Unione Europea – che spesso sottolineano l’importanza della solidarietà globale – hanno indicato che intendono donare denaro, ma potrebbero non aderire del tutto a COVAX per quanto riguarda l’approvvigionamento futuro.

La sfiducia del Continente Africano.

L’Africa, che non ha mai avuto grandi prove della solidarietà disinteressata dei paesi ad alto reddito, sta esplorando altre strade. John Nkengasong, direttore dell’Africa Centres for Disease Control and Prevention afferma: “Accogliamo con favore l’accordo COVAX Facility, ma non possiamo solo aspettare le discussioni a Ginevra”. “Dobbiamo prendere in carico il nostro destino.” In una riunione dell’Unione africana alla fine di giugno, il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha invitato i leader a garantire forniture di vaccini per il continente e garantire che i vaccini vengano prodotti lì. Nkengasong afferma che i governi africani si stanno avvicinando alle banche per finanziare accordi con aziende farmaceutiche simili a quelli firmati dagli Stati Uniti. “Dobbiamo unirci come un continente di 1,3 miliardi di persone per non essere lasciati indietro”.

Fonti.

https://www.sciencemag.org/news/2020/07/vaccine-nationalism-threatens-global-plan-distribute-covid-19-shots-fairly