Odontologia forense: il supporto alle indagini dell’incendio della Grenfell Tower

di Maria Rosa De Marchi 

Assieme alla dattiloscopia (studio e confronto delle impronte digitali) e alla genetica (analisi delle tracce genetiche, tra cui DNA), l’odontologia forense è una delle tecniche applicate a livello internazionale, anche nell’identificazione di grandi numeri di cadaveri, come nei disastri di massa.

La tecnica è una disciplina medica a tutti gli effetti, con radici antiche e sviluppatasi nel corso degli anni grazie a studi e ricerche. La disciplina mette le sue competenze odontoiatriche a disposizione dell’ambito forense, cioè del processo penale e dell’investigazione scientifica affiancandosi a pieno titolo alla medicina legale.

La disciplina ha trovato un campo di applicazione per quanto riguarda l’identificazione delle vittime di una recente tragedia: l’incendio della Grenfell Tower, avvenuto nel 2017 a Londra, in cui persero la vita 72 persone. Ne documenta il processo Katherine Pearce, odontologa forense, che firma un articolo pubblicato su Dentistry Online in cui descrive come si è occupata in prima persona del lavoro di identificazione.

L’esperienza della dott.ssa Pearce è iniziata in seno all’ambiente militare, per cui ha lavorato molti anni diventando membro del Military Dental Identification Team (DIT). Il suo percorso professionale l’ha portata a entrare nel team UK Disaster Victim Identification (UKDVI): “Odontologi, patologi, antropologi, esperti di impronte digitali, polizia, servizi di antiterrorismo, esperti valutatori di traumi, salute e sicurezza, servizi di emergenza, esperti di DNA, armi da fuoco, esplosivi, ma anche catering, logistica, viaggi: tutti hanno un ruolo nell’identificazione forense. La lista è veramente infinita” commenta.

“Il processo di raccolta e identificazione dei resti delle vittime del rogo della Grenfell Tower ha richiesto più di sei mesi, assieme al coinvolgimento di un team multidisciplinare. Noi odontologi siamo stati coinvolti in prima linea, con un team composto da circa 30 specialisti” continua Pearce. “Le sfide in questo tipo di lavoro sono molteplici, ma allo stesso tempo da ciascuna sfida si possono ricavare grandi lezioni di vita. Essere testimoni del modo in cui tutti i team hanno collaborato in modo sinergico, in un ambiente in cui il ruolo di ciascun componente era considerato fondamentale, è stato uno degli elementi più di ispirazione. Abbiamo utilizzato un expertise collaborativo per arrivare ai risultati.”

Non solo scienza: un’ampia porzione del lavoro riguarda l’aspetto più umano. “In questo tipo di lavoro, inoltre, il pensiero vola alle vittime e ai familiari che attendono i risultati di un’indagine forense. Quando l’impensabile accade, il minimo che possiamo fare è identificare in modo affidabile le vittima, in modo che i familiari possano elaborare il lutto e affrontare la perdita della persona cara senza aggiungere ulteriori traumi all’evento infausto. Questa è la nostra priorità quando riceviamo un incarico di questo tipo ed è la ragione principale per cui svolgiamo questo lavoro”.