Oncologia, le possibili conseguenze dei ritardi diagnostici causati dal COVID-19

di Maria Rosa De Marchi

Due studi recentemente pubblicati su Lancet Oncology prevedono un periodo nero per l’oncologia. Secondo gli studi, in Inghilterra vi sarà un aumento sostanziale del numero di decessi evitabili, causati dai ritardi diagnostici dovuti al lockdown e dalla pandemia di COVID-19.

Il lockdown in Inghilterra

In Inghilterra il lockdown, introdotto il 23 marzo 2020, è stato associato, in modo simile rispetto a quanto accaduto in Italia per le prestazioni non differibili, a una diminuzione dei servizi erogati dal National Health Service (NHS), il sistema sanitario nazionale. La ridotta attività ha avuto un impatto notevole sui pazienti con cancro, per i quali gli unici percorsi diagnostici possibili nei mesi interessati dal lockdown sono stati, sul suolo inglese, un percorso diagnostico di due settimane iniziato dal medico di famiglia oppure l’accesso diretto al pronto soccorso in caso di sintomi gravi.

Fino a 63.000 anni di vita persi in più entro i cinque anni

“L’attenzione è focalizzata sul percorso diagnostico dei pazienti per cui si sospetta la presenza di cancro, ma il problema maggiore al momento è dato dai pazienti con sintomi non considerati correlati al cancro e che invece sono malati” commenta Ajay Aggarwal, tra gli autori di uno degli studi pubblicati su Lancet. Nello studio è stata calcolata l’incidenza di diversi tipi di cancro su dati relativi a circa 93.000 pazienti, raccolti per gli anni 2010-2012. Considerando l’incidenza inalterata ed effettuando una simulazione applicando ai dati diversi scenari diagnostici, che prevedono ritardi causati dall’eliminazione delle procedure di screening, i risultati ottenuti mostrano un impatto netto sull’esito delle terapie. Sono stati stimati tra i 3.291 e i 3.621 decessi addizionali e un totale di anni di vita persi compreso da 59.204 e 63,229 che si verificherebbero nei cinque anni successivi dopo la diagnosi di cancro al seno, al colon-retto, all’esofago e ai polmoni. Per quanto riguarda il cancro al seno, il più frequente, è stato stimato per i cinque anni successivi un aumento dei decessi compreso tra il 7,9 e il 9,6%. “È fondamentale quindi” concludono gli studiosi “portare questi dati all’attenzione dei decisori pubblici, valutarne con attenzione le conseguenze e coordinare le azioni in risposta ai potenziali rischi”.

Gli effetti dei ritardi diagnostici in una proiezione a 10 anni

Un secondo studio si è occupato di fare una proiezione degli esiti dei pazienti che hanno ricevuto la diagnosi utilizzando il percorso diagnostico di due settimane, durante il lockdown. Secondo la proiezione a dieci anni, una diminuzione delle segnalazioni del 25%, con un ritardo diagnostico medio di due mesi per ciascun paziente, potrebbe portare a un totale di 3.316 anni di vita addizionali persi; una diminuzione delle segnalazioni del 50% potrebbe portare a un totale di 6.632 anni di vita addizionali persi. Secondo gli autori dello studio, “i ritardi compresi tra i due e i sei mesi potrebbero comportare la transizione della malattia, per molti pazienti, da curabile a incurabile”.

“Sarà fondamentale che non si ripeta lo stesso scenario, nel caso in cui dovesse verificarsi una seconda ondata pandemica di COVID-19” commenta Matti Aapro, presidente della European Cancer Organisation (ECCO), sulle pagine di Cancer Word.