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Personale infermieristico: c’è un legame tra turni troppo intensi e disturbi dolorosi?

di Luca Mario Nejrotti

Uno studio valuta se ci sia un legame tra turni troppo fitti (notte-mattina-sera) e disturbi dolorosi nel personale infermieristico norvegese.

Turni e dolori.

Lo studio aveva l’obiettivo di comprendere se gli infermieri che lavorano per turni notturni consecutivi o con brevi transizioni (QR -rapido rientro al lavoro-, successione turno serale e mattutino) abbiano un rischio maggiore di disturbi del dolore rispetto ai normali turni mattutini. Anche la durata del sonno è stata considerata una potenziale variabile (vedi).

Misure.

Il campione, preso su diversi ospedali norvegesi ha coinvolto su base volontaria infermieri tra i 22 e i 63 anni, chiedendo valutazioni giornaliere dell’orario di lavoro, del sonno e dei disturbi del dolore soggettivo in sei regioni anatomiche (testa, collo/spalle/parte superiore della schiena, estremità superiori, parte bassa della schiena, estremità inferiori e addome) per 28 giorni.

La forma di raccolta dati “a diario” riduce il bias legato al ricordo, poiché ai soggetti è stato chiesto di ricordare il dolore solo dalle 24 ore precedenti. Inoltre, dato che il diario era elettronico, è stato possibile documentare l’ora della valutazione del dolore. Una limitazione di questo studio è il basso tasso di risposta, che potenzialmente introduceva bias di selezione e limitava la validità statistica. Un altro limite era che, sui 679 infermieri che hanno risposto al Diary Questionnaire, meno della metà lavorava sui modelli di turni adatti all’indagine stessa, riducendo il potere statistico.

Inoltre, sono stati incrociati i dati demografici, il sonno abituale e i disturbi del dolore, le condizioni di lavoro e gli stili di vita. È stato verificato se il rischio di disturbi del dolore fosse maggiore dopo il terzo giorno lavorativo rispetto al secondo giorno e se la differenza fosse maggiore dopo i turni notturni consecutivi rispetto a turni mattutini consecutivi e se il rischio di disturbi del dolore fosse maggiore dopo un rientro rapido rispetto a dopo due turni mattutini.

Alcuni risultati secondari meritano di essere menzionati: bisogna tenere conto che gli effetti della perdita di sonno tendono ad accumularsi dalla seconda giornata lavorativa alla terza giornata lavorativa dopo i turni notturni. Anche la durata del sonno risulta più breve dopo i turni notturni in generale e dopo il QR, rispetto ai turni mattutini.

Sembrano esserci alcune prove di un rischio più elevato di mal di testa dopo tre turni notturni rispetto a tre turni mattutini, sebbene l’associazione sia al limite statistico. Tuttavia, un’analisi più approfondita degli effetti diretti e indiretti indica che una maggiore durata del sonno può proteggere dall’effetto dannoso dei turni notturni consecutivi.

I risultati.

La comparazione dei dati non ha mostrato alcun tipo di collegamento tra i turni di lavoro e disturbi di dolore in nessuna delle parti del corpo prese in considerazione. Diverso il discorso per il mal di testa, dove si è riscontrata una tendenza di rischio più alto nel terzo giorno lavorativo con turni notturni rispetto al secondo. Tuttavia, questa differenza si sfumava parzialmente prendendo in considerazione la durata del sonno.
In definitiva, non è possibile collegare disturbi dolorosi alle turnazioni: né alla ripetizione dei turni notturni (che sembrano comunque influire sul mal di testa), ma nemmeno ai casi in cui i turni si susseguano senza un intervallo sufficiente.

Fonti.

https://bmjopen.bmj.com/content/10/9/e035533.full

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