Congo

Pochi casi e pochi decessi COVID-19 nel continente africano

Di Luca Mario Nejrotti

La comunità scientifica s’interroga sul motivo per il quale i contagi e i decessi nel continente africano siano proporzionalmente pochi rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare.

I dati.

I dati aggiornati all’inizio del settembre 2020 mostrano che l’epidemia in Africa procede lentamente, con un calo dei nuovi casi in alcuni Paesi e con ancora una maggiore incidenza in particolare in otto Paesi (Sud Africa, Egitto, Marocco, Etiopia Nigeria, Algeria, Ghana e Kenya), che collettivamente rappresentano più dell’85% di tutti i casi confermati (1.259.817). Mentre il tasso di letalità globale è del 3,5% circa, in Africa sembra essere al massimo il 2,4% (morti totali 30.077). Le cifre attuali in Africa (che comprende circa il 17% della popolazione mondiale), rappresentano il 4,1% dei casi confermati di COVID-19 e il 2,6% dei decessi segnalati in tutto il mondo (vedi). Queste informazioni portano la comunità scientifica a interrogarsi sulle ragioni alla base di una diffusione così imprevedibile (vedi), ma la spiegazione più semplice riguarda le modalità, non sempre accurate, della raccolta dati.

Le criticità sono sottolineate nell’aggiornamento “Brief on Public Health and Social Measure Implementation (PHSM) in Africa” (vedi), dove sono messe in luce le diversità tra le varie nazioni africane. Infatti, il rapporto rileva che, sebbene nel periodo 28 luglio-10 agosto 2020 ci sia stata una diminuzione del 23% dei nuovi casi riportati, la maggior parte di questa riduzione è stata registrata in Sud Africa, mentre in altri Paesi i casi continuano a salire. Inoltre, i casi probabilmente non vengono tutti rilevati. Anche se i risultati dei test positivi sembrano comunque indicare un’effettiva diminuzione nei nuovi casi che potrebbe non essere dovuta semplicemente a test insufficienti. La reale portata dell’epidemia, tuttavia, potrebbe essere comunque sconosciuta nella maggior parte dei Paesi, in particolare quelli con un numero ridotto di test eseguiti per casi positivi (per esempio, Algeria, RDC -Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Madagascar, Somalia, Sud Sudan e Sudan).

Misure contenitive.

Le reazioni alla pandemia sono piuttosto variegate: alcuni Paesi hanno consentito il ritorno a scuola e nei luoghi di culto e altri hanno inasprito le misure per contrastare il numero crescente di nuovi casi. L’Ufficio della Regione africana dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riporta tutte le misure di contenimento in atto attualmente nei diversi Paesi:

  • tutti stanno conducendo screening ai Punti di accesso (soprattutto negli aeroporti);
  • tutti hanno aumentato i controlli alle frontiere terrestri con rilevamento di casi COVID-19 tra i camionisti;
  • 24 Paesi in totale stanno applicando misure di lockdown. Di questi, 13 su tutto il territorio e 11 solo su aree a trasmissione epidemica;
  • 8 nazioni hanno iniziato a rimuovere le misure di lockdown.

Situazione eterogenea e critica.

Nel valutare le diverse strategie, bisogna tenere conto del fatto che non tutti i Paesi hanno potuto attuare e mantenere nel tempo le stesse misure di contenimento e di controllo dell’epidemia: quindi i confronti risultano azzardati e risulta difficile identificare strategie “vincenti ed efficaci” senza considerare le peculiari situazioni nazionali. Per esempio, in Nigeria sembra aver aiutato a contrastare l’epidemia un tempestivo approccio sociosanitario (vedi), sebbene gli analisti stessi siano incerti sui futuri sviluppi dell’epidemia nel Paese; in Ghana le misure di lockdown sono state attivate fin dai primi casi, ma l’epidemia è stata rilevante per contagi anche se con un tasso di letalità contenuto (0,6%).

In Zimbabwe e nella Repubblica Democratica del Congo l’epidemia di COVID-19 non ha fatto che esasperare una situazione emergenziale risultante da anni di mancata attenzione al sistema sanitario sia in termini di strutture sia di personale nel primo caso e da epidemie importanti (Ebola e Morbillo), nel secondo caso.

Molti Paesi sono tormentati da conflitti, insicurezza alimentare, mancata protezione del diritto all’educazione, ecc. Si tratta di determinanti sociali della salute che già producevano un’ampia varietà di sfide sanitarie in Africa, anche prima della pandemia di COVID-19.

Fonti.

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-africa-continente-fragile?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=10settembre2020

https://science.sciencemag.org/content/369/6505/756.full

https://www.ijidonline.com/article/S1201-9712(20)30502-6/fulltext