Prendersi cura delle persone anziane anche in isolamento

Secondo i dati della sorveglianza Passi d’Argento coordinata dall’ISS e raccolti nel periodo 2016-2019, in Italia quasi 3 anziani su 4 (il 71%) non partecipano ad incontri collettivi presso punti di aggregazione come il centro anziani, il circolo, la parrocchia o le sedi di partiti politici e di associazioni e il 35% ha dichiarato di avere difficoltà nell’accesso ai servizi sociosanitari in particolare ai servizi della ASL e i negozi di prima necessità. “La pandemia rischia di aumentare le disuguaglianze sociali nella salute, nella qualità di vita e nell’accesso alle cure. – dice Maria Masocco, responsabile del coordinamento nazionale PASSI e PASSI d’Argento dell’ISS – Monitorare le dimensioni che caratterizzano l’invecchiamento nel nostro Paese è un’opportunità unica per avere anche informazioni sull’impatto di questa emergenza sanitaria sulla popolazione anziana in Italia” Le limitazioni agli anziani, che non potevano mantenere uno stile di vita caratterizzato da esercizio fisico regolare, ad esempio, in grado di ridurre l’insorgenza di eventi patologici e di ripristinare un benessere globale, hanno aggravato la condizione di isolamento già esistente.

Malaka Gharib ha chiesto ai suoi lettori e ad alcuni esperti, dei consigli per prendersi cura degli anziani durante la pandemia e ne ha raccolti nove che la aiuteranno a “gestire” Nanay, la sua nonna novantaduenne.

Un buon inizio è ricordare sempre di non trattare gli anziani come un problema da risolvere, così da prendersi cura dei propri cari senza farli sentire inetti o un peso. Trattarli come una risorsa è fondamentale per aiutarli a non fermarsi. Risorsa che va valorizzata e curata in modo razionale, utilizzando tutte le conoscenze acquisite: ad esempio il decadimento cognitivo è strettamente legato sia alla riduzione/assenza di attività fisica regolare, sia alla perdita di socialità. Bisogna lavorare innanzitutto su questi due fronti.

Si deve assicurare l’attività motoria: obiettivo da perseguire sperando nella collaborazione dell’anziano. Invitarli a muoversi, a fare una passeggiata e in generale a uscire da casa, anche rimanendo nei dintorni, li aiuterà a “cambiare aria” e a vedere qualcosa di bello e diverso fuori casa. Aiutarli a coltivare le proprie passioni e i propri interessi anche in isolamento può essere un’ottima soluzione per farli sentire più sereni e meno annoiati: procurargli degli audiolibri se non riescono più a leggere, cruciverba, disegni da colorare per adulti, un puzzle da realizzare o delle piante da curare. Farli sentire utili li riempirà di gioia, perché sono anziani, ma possono usare le loro abilità per aiutare in qualche modo: possono cucire mascherine, cucinare per i volontari ecc.

Un altro consiglio è quello di rimanere sempre a contatto con le persone anziane, mantenendole aggiornate sulla propria vita e condividendo esperienze, gioie e dolori, così da coinvolgerle il più possibile. Riuscire a utilizzare la tecnologia per comunicare li farà sentire autonomi, connessi, importanti e utili. Il COVID-19 ha avviato una serie di modalità di comunicare, ma anche di fare medicina che prima erano considerate inappropriate, soprattutto dagli over 65: l’uso del telefono per spiegare al medico i sintomi, il consiglio telefonico, l’invio dei dati di pressione con un WhatsApp fatto dal nipote o dalla figlia. Ciò significa che tali mezzi, permettono in “tempi di pace” di controllare la qualità di vita del paziente, sorvegliare l’attività fisica svolta e l’aderenza alle cure. L’obiettivo finale è quello di effettuare una prevenzione del decadimento cognitivo e dell’isolamento sociale, che rendano gli anni di vita guadagnati, vivibili attivamente. Un altro modo per instaurare un rapporto con la tecnologia e non farli sentire soli, ad esempio, è l’organizzazione di cene o appuntamenti virtuali, come commentare un programma tv, un film o una partita.

Una lettrice scrive in risposta a Malaka Gharib: Mia sorella è stata insegnante ed educatrice per molti anni ed era abile nello sviluppare programmi di lezioni stimolanti e divertenti. Quindi ha usato le nostre informazioni genealogiche e ha costruito un programma di lezioni per quattro giorni a settimana per mio padre, cosa che fa via e-mail. Un esempio di programma di lezione è che un braccio della nostra famiglia migrò negli Stati Uniti nel 1800 attraverso la Tasmania, l’Australia e la Nuova Zelanda. Mia sorella manda un’e-mail su uno di quei parenti e lo lega a una lezione di geografia su dove vivevano in quel momento. Il programma totale delle lezioni è in media di un’ora al giorno. Le lezioni poi sono argomento di conversazione col padre durante la telefonata quotidiana.

In conclusione, per integrare e prendersi cura degli anziani in pandemia e non, bisogna riorganizzare il modello di assistenza sanitaria creando modelli assistenziali basati sulle tecnologie digitali, che siano efficaci nella prevenzione di eventi e nell’identificazione precoce dell’evoluzione clinica di una cronicità nota e per monitorare lo stile di vita. Un’altra soluzione sono sicuramente i programmi di coabitazione che si stanno diffondendo in Europa fra giovani studenti e anziani, che portano vantaggi economici a entrambi e vanno incentivati dai governi. Alcuni programmi, ad esempio, prevedono che nel corso del periodo di co-abitazione, i giovani istruiscano gli anziani sull’uso di devices di comunicazione (Tablet, Smartphone) che usano interfacce molto semplificate, in modo da renderli autonomi nell’uso della tecnologia funzionale alla loro sicurezza e alla comunicazione con i providers sanitari. Si tratta quindi, davanti ad un problema di tale rilevanza come quello della fragilità e dell’aging, di mettere in campo modalità di approccio tanto diverse dall’attuale modello di assistenza da costituire un tipico esempio di disruptive innovation.