Psico Design nello studio odontoiatrico

di Patrizia Biancucci

Psico Design è la teoria secondo cui si ha una nuova concezione degli spazi basata sulle relazioni. Anche l’attuale complessità operativa e tecnologica degli studi dentistici necessita, secondo questa nuova filosofia, di una maggiore fluidità dei confini e delle barriere architettoniche per garantire prima di tutto il rispetto dei principi ergonomici: essi devono essere accompagnati da un’attenta progettazione del layout dell’intero studio in grado di accogliere il paziente con il suo bagaglio di bisogni, aspettative e soggezioni psicologiche. Il design delle strutture finalizzate alla cura non può che essere patient-centered: grazie ad una scelta accurata di mobilio, luci e colori si è in grado di predeterminare e prevedere le reazioni emotive dei pazienti fin dal loro ingresso nella sala d’attesa. Lo psico-designer realizza un colloquio con il paziente che si nutre di emotività, e proprio le emozioni sono la chiave di volta dell’intero processo. “Chi sei? Quale sfumatura della tua identità vuoi fare emergere? Cosa desideri comunicare? Che tipo di relazioni intendi instaurare tra l’ambiente e le persone? Ma soprattutto: quali reazioni psicologiche, o ancora più precisamente, quali sensazioni saprai generare?”  Ce ne parla Carola Murari, psicologa ed esperta di management di studi odontoiatrici, che approfondirà questo argomento al II Congresso Management dello Studio e della professione odontoiatrica: L’IMMAGINE – L’ORGANIZZAZIONE – LA CLINICA EFFICACE“ che si svolgerà a Carrara il 21-22 settembre 2018.

Carola Murari, psicologa ed esperta di management di studi odontoiatrici

Dr.ssa Murari, da dove arriva questa sua idea dello psico design? Innanzitutto da una personale sensibilità nei confronti dello spazio fisico e relazionale che quotidianamente creiamo intorno e dentro di noi. Fin da piccola, affascinata da oggettistica vintage e soluzioni di arredo che potessero trasmettere benessere, ho iniziato ad approfondire la tematica del design da autodidatta, cercando un filo rosso conduttore insieme alla psicologia, il mio campo di specializzazione universitaria. Alla consapevolezza che il termine “design” è di solito associato al campo dell’architettura, si è aggiunta la necessità di far emergere tutte le sfumature psicologiche che l’abitare un ambiente porta con sé. Molto spesso sottovalutati o addirittura ignorati, i colori, le luci e i materiali hanno sempre rappresentato per me aspetti fortemente empatici, in grado di generare potenti associazioni sia a livello mentale ed emozionale sia a livello psicofisico.

Ernestina Rossotto, psicologa e esperta di Psico Design

Esiste già un campo di applicazione? Cercando riferimenti sull’argomento nell’odierna letteratura, mi sono imbattuta nella psicologa Ernestina Rossotto con cui ho avuto l’occasione di confrontarmi e capire se avesse davvero sviluppato una filosofia di Psico Design® (marchio registrato) simile alla mia. Purtroppo è emerso che il contesto italiano non dimostra grande lungimiranza: infatti le categorie professionali rimangono ancora chiuse ed ancorate alla tradizionale operatività settoriale. Gli studi di architettura e design non sembrano ancora pronti ad introdurre nel team la figura dello “psicologo dell’abitare” in grado di analizzare i bisogni del cliente, quelli manifesti e quelli più nascosti, per realizzare un progetto a 360° personalizzato e vincente. All’estero la psicologia in parte è già riuscita a farsi spazio nel campo dell’architettura e del design, rischiando però di rimanere confinata alle tendenze del momento, come se l’attenzione per il benessere relazionale nell’ambiente domestico e/o lavorativo sia una moda temporanea.

Come mai una psicologa si interessa di Odontoiatria? L’odontoiatria é il mio settore lavorativo da circa tre anni e negli studi dentistici ho avuto modo di cogliere la necessità di ambienti in grado di accogliere tanto i pazienti quanto l’intero staff odontoiatrico. Molte volte sono stata seduta in sale d’attesa troppo cariche o troppo spoglie, troppo colorate o troppo asettiche, tanto da desiderare di comunicare quanto gli ambienti abbiano una propria anima e possano realmente contribuire alla percezione di benessere e all’attitudine alla cura.

“Mind in achitecture” di Sarah Robinson e Juhani Pallasmaa

Dr.ssa Murari, considerando che lei ha 25 anni e si presume sia ottimista, pensa che le riflessioni fatte finora possano indurre a migliorare gli ambienti di cura? Il mio progetto, oltre che consentire di esprimere e realizzare le mie idee, è mirato a rendere gli ambienti di lavoro e di cura più “accoglienti”, entrando nella mente che si pone inconsciamente domande del tipo Tornerò in quel luogo? Proverò piacere ad incontrare nuovamente quella persona? Eviterò un certo tipo di contesto?”. Vorrei concludere con una citazione dal libro Mind in Architecture di Sarah Robinson e Juhani Pallasmaa: “Nonostante passiamo più del 90% della nostra vita dentro gli edifici, ci preoccupiamo ancora molto poco di quanto ciò che costruiamo possa influenzare il nostro comportamento, pensieri, emozioni e benessere” .