Pubblicato il programma dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la distribuzione del vaccino COVID-19

di Luca Mario Nejrotti

 

L’OMS ha reso noto il programma globale per distribuire equamente il vaccino COVID-19, ma il futuro sembra costellato di difficoltà.

Diffusione equa, ma non per tutti.

Abbiamo già affrontato il tema delle difficoltà che si potranno incontrare nella distribuzione di un vaccino anti COVID-19 efficace, se si individuerà, (vedi); l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha annunciato che i paesi che rappresentano quasi i due terzi della popolazione mondiale hanno aderito al suo piano per acquistare e distribuire equamente i vaccini COVID-19 in tutto il mondo. Ha anche svelato il meccanismo attraverso il quale prevede di erogare il vaccino non appena sarà disponibile, con l’obiettivo di “porre fine alla fase acuta della pandemia entro la fine del 2021” (vedi).

Se anche può essere un grande successo che nazioni che coprono circa il 64% della popolazione terrestre abbiano sottoscritto l’accordo, è significativo che paesi come gli USA e la Cina non abbiano aderito. Da sole, quindi, nazioni arretrate sul piano della sanità, dei diritti umani e della partecipazione politica, ma ricchi di risorse e potere internazionale, possono sbilanciare le dinamiche sanitarie planetarie rendendo vano qualsiasi tipo di programma condiviso, come già avviene per il clima.

Non è finita.

Con l’aumentare dei contagi in tutto il mondo, con quasi 1 milione di morti segnalate, l’emisfero settentrionale si avvia verso il suo primo inverno nella pandemia. I problemi per l’OMS sono di due ordini: convincere i paesi ad alto reddito a condividere i vaccini, invece di tesaurizzarli per le proprie popolazioni, e stabilire un piano condiviso di somministrazione che tenga conto di tutte le fasce più a rischio.

“A oggi, 64 paesi a reddito più elevato, comprese 29 economie che operano come Team Europe, hanno presentato impegni legalmente vincolanti per aderire alla COVAX Facility”, ha detto in conferenza stampa Seth Berkley, capo di GAVI, la Vaccine Alliance. Si prevede che altri 38 paesi firmeranno presto. Questi paesi avranno accesso ai vaccini nel paniere COVAX e pagheranno le proprie dosi. I paesi a basso reddito che hanno aderito a COVAX avranno le dosi di vaccino acquistate per loro; ci sono 92 firmatari di questo tipo.

Rimangono molte domande su come funzionerà l’impianto COVAX. Finora, sono stati raccolti solo 700 milioni di dollari destinati a pagare il vaccino nei paesi a basso reddito: meno dei 2 miliardi di dollari che si ritiene saranno necessari entro la fine dell’anno. E non è chiaro, inoltre, come gli accordi che molti paesi hanno già fatto direttamente con i produttori di vaccini influenzeranno i piani dell’OMS, dato che sono precedenti all’accordo COVAX internazionale.

Prima fase.

Il “meccanismo di assegnazione equa” dell’OMS propone di distribuire il vaccino in due fasi. Nella prima fase, tutti i paesi riceverebbero la quantità di vaccino proporzionale alla propria popolazione; inizialmente vi sarà vaccino sufficiente per immunizzare il 3% della popolazione, con le prime dosi destinate ai lavoratori in prima linea nell’assistenza sanitaria e sociale. Quindi, ci sarà una seconda erogazione fino a coprire il 20% della popolazione di una nazione. L’OMS prevede che queste dosi sarebbero utilizzate per immunizzare coloro che sono a più alto rischio da COVID-19: gli anziani e le persone affette da comorbilità.

Seconda fase.

Nella seconda fase, il vaccino per coprire altre persone verrebbe consegnato nei paesi in base all’urgenza delle vaccinazioni. Il quadro suggerisce che due criteri dovrebbero essere utilizzati per decidere la priorità:

  • quanto velocemente il virus si stia diffondendo (il numero di riproduzione effettiva) e se altri agenti patogeni come l’influenza o il morbillo siano compresenti;
  • quanto sia vulnerabile il sistema sanitario di un paese, sulla base di metriche come l’occupazione dei letti negli ospedali e nelle unità di terapia intensiva.

Un approccio così globale è stato criticato sul piano etico perché la prima fase non tiene conto della gravità della malattia nelle singole nazioni al momento dell’erogazione. Per i sostenitori, invece, un’erogazione preliminare comune a livello globale metterebbe al sicuro dallo scoppio di focolai imprevisti, anche legati alla mobilità delle popolazioni, creando uno “zoccolo” resistente in ciascun paese. Senza contare il fatto che un’erogazione omogenea, in una prima fase servirebbe a creare un consenso generalizzato all’accordo.

Conti senza l’oste.

Il futuro appare incerto non soltanto per le difficoltà politiche, ma anche perché i piani sono stati fatti senza conoscere, sarebbe impossibile, le reali caratteristiche dell’eventuale futuro vaccino e della malattia stessa, il cui decorso, la cui diffusione potrebbero variare anche significativamente.

Quello che è sicuro è che basteranno pochi paesi significativi con la propria condotta sanitaria, ma anche con controlli sulle esportazioni e sulla ricerca, per rendere inefficace l’accordo COVAX mentre sarebbe necessario un “impegno globale per stabilire le norme di condotta inaccettabile durante la distribuzione del vaccino compresa la distribuzione discriminatoria all’interno dei paesi”. Un meccanismo, che diventi una norma anche per le future pandemie.

Fonti.

https://www.sciencemag.org/news/2020/09/who-unveils-global-plan-fairly-distribute-covid-19-vaccine-challenges-await