Quanto veloce viaggiano le fake news sul COVID-19?

di Maria Rosa De Marchi

In tempo di pandemia, la battaglia contro le fake news e le teorie del complotto sta assumendo proporzioni notevoli, mentre il SARS-CoV-2 sta continuando a diffondersi nel mondo e i diversi approcci di contenimento del contagio applicati dai governi dividono le opinioni delle popolazioni locali.

COVID-19 e fake news: la battaglia in corso

Il problema aveva iniziato a manifestarsi già all’inizio della pandemia: il diffondersi inizialmente repentino dei casi di COVID-19 aveva colto governi, sistemi sanitari e cittadini impreparati. Le incertezze più grandi erano collegate agli esiti della malattia infettiva e agli approcci clinici, oltre che l’insicurezza economica verso il futuro. Con il passare del tempo, una porzione delle domande ha trovato risposta nella ricerca scientifica e nei progressi dei trattamenti sanitari, ma non la diffusione di notizie non verificate.

Qualche tempo fa ci eravamo occupati di chiarire, con il contribuito della Struttura Complessa di Nutrizione Clinica, ASL Città di Torino, del rapporto tra dieta, alimenti e coronavirus; sul portale dottoremaeveroche.it a cura della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCEO) è possibile leggere diversi approfondimenti sul tema e relativi agli argomenti più discussi, tra cui la paura dei cittadini che le istituzioni nascondano delle informazioni di proposito. Di sfatare e fare luce sulle fake news, che col passare del tempo sono arrivate a toccare non solo temi scientifici strettamente collegati al virus ma anche temi e fatti di politica internazionale, si sono occupate con l’autorevolezza che le distingue, le maggiori istituzioni come Istituto Superiore di Sanità e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

L’ultimo contributo alla battaglia contro le fake news arriva da un editoriale pubblicato su Nature, che ripercorre la storia della diffusione di alcune di queste. Una delle fake news più condivise e discusse a tema coronavirus riguarda Bill Gates e la possibilità che il co-fondatore di Microsoft e filantropo, che al momento è impegnato nel finanziamento della ricerca di un vaccino (come fa sapere dal sito internet ufficiale della sua Fondazione) abbia lui stesso creato o brevettato il nuovo virus. Le notizie avevano inizialmente iniziato a circolare su internet all’interno di gruppi stretti, formati da persone inclini a credere a questo tipo di teorie. Successivamente la notizia si è spostata su un sito internet dedicato alle teorie del complotto e poi si è spostato sulla piattaforma video YouTube, aumentando con ogni passaggio la viralità del messaggio e la portata della diffusione. La teoria è poi stata citata in una intervista radiofonica da parte di un ex collaboratore governativo e riportata, senza essere sfatata, dal giornale New York Post: a questo punto aveva raggiunto, tramite condivisioni sui social network, circa un milione di persone.

L’“osservatorio sull’infodemia” italiano sul COVID-19

L’OMS ha chiamato la sovrabbondanza di informazioni, tra cui molte errate o ingannevoli, “infodemia”. La concomitante pandemia di coronavirus sembra il terreno ideale per far crescere e diffondere questo tipo di teorie: le persone passano più tempo a casa, davanti a televisione e computer e si informano spesso attraverso canali non ufficiali. Il contributo per identificare, monitorare la diffusione e smascherare le fake news arriva anche dalla ricerca italiana: come riporta Nature, se ne stanno occupando in Italia diversi istituti. Tra questi, il Bruno Kessler Institute, centro per lo studio dell’intelligenza artificiale a Trento, in cui è stato istituito un “osservatorio sull’infodemia”. I ricercatori utilizzano un software automatizzato per analizzare il contenuto e le sfumature emozionali di un dataset di messaggi pubblicati su diversi social network a tema COVID-19.

“Appiattire la curva” delle fake news

La speranza degli studiosi è quella di capire come si diffondono le false informazioni sul COVID-19: da dove arrivano, grazie a quali meccanismi cresce la loro popolarità e come eventualmente far prevalere i fatti. L’obiettivo è arduo dal momento che non si può bloccare completamente la nascita e diffusione di fake news, ma ci si augura almeno di riuscire in futuro ad “appiattire la curva”, in modo che le informazioni non verificate viaggino più lentamente.

È possibile leggere l’editoriale nella sua versione completa cliccando su questo link.