Salute mentale e pandemia nel Regno Unito

di Luca Mario Nejrotti

 

La pandemia ha avuto ricadute ancora tutte da valutare sulla salute mentale delle popolazioni, in particolare nelle aree più pesantemente colpite, come il Regno Unito.

Lo studio delle conseguenze sulla salute mentale

La pandemia COVID-19 ha provocato un impatto senza precedenti nel tessuto della nostra società, nel nostro servizio sanitario e nell’economia. Inoltre, i molti disagi portati dalla pandemia possono anche rappresentare una minaccia significativa per la nostra salute psicologica. Ognuno di noi si è trovato o si trova a fare i conti con una moltitudine d fattori di stress tra cui malattie gravi, lutto, allontanamento sociale e disoccupazione. Tuttavia, le conseguenze di queste cause di stress per la salute mentale non saranno uniformi, e andranno valutate in un contesto di fattori modificabili e non modificabili. L’identificazione di questi ultimi sarà fondamentale per determinare chi potrebbe essere a maggior rischio di difficoltà per la salute mentale e dovrebbe, quindi essere posto al centro degli interventi preventivi futuri; mentre il primo può aiutare a selezionare gli approcci  di intervento più adatti. Uno studio trasversale di coorte recente (vedi) si è incentrato sulle conseguenze immediate per la salute mentale, come riportato durante le prime 4-6 settimane di misure di allontanamento sociale introdotte nel Regno Unito.

Soggetti a rischio.

Chi potrebbe essere a maggior rischio di problemi di salute mentale? Ci si può aspettare che gli individui a maggior rischio di malattia e/o esiti avversi sperimentino una maggiore morbilità psicologica. Per esempio, il tasso di mortalità è noto per essere più alto negli uomini e negli individui più anziani. Questi ultimi hanno anche maggiori probabilità di avere comorbilità e di essere socialmente isolati.

La diversità etnica di paesi come gli Stati Uniti e il Regno Unito ha anche evidenziato che gli individui di origine nera, asiatica e di etnia svantaggiata sembrano essere colpiti in modo sproporzionato dalla malattia.

Infine, dati recenti del Regno Unito suggeriscono anche alcune categorie di lavoratori, in particolare quelli nell’assistenza sociale, sono a maggior rischio di mortalità correlata a COVID-19

Questi fattori sono in gran parte non modificabili e quindi sono preziosi per individuare chi possa essere a maggior rischio di problemi di salute mentale e che quindi necessiti di intervento.

Interventi possibili.

Esistono fattori di rischio modificabili che potrebbero essere obiettivi di intervento?

La teoria dello stress attesta che le risposte emotive a situazioni difficili variano in base sia alla nostra valutazione dei fattori di stress sia alla disponibilità di risorse psicologiche e sociali. Le cognizioni sono fondamentali per la prima e le esperienze di pandemie precedenti e della pandemia COVID-19 suggeriscono che la percezione del rischio di contrarre la malattia e l’aumento della preoccupazione per i rischi per la salute sono associati a esiti negativi per la salute mentale.

In termini di risorse, il sostegno sociale è tra i determinanti meglio consolidati delle nostre risposte emotive ai fattori di stress. Molteplici studi dimostrano esiti di salute mentale peggiori e maggiore morbilità e mortalità in individui che si percepiscono più soli e privi di supporto. L’umore positivo, ora non più visto come l’opposto dell’umore negativo, può anche determinare effetti diretti di benessere ed effetti protettivi in ​​situazioni difficili.

In termini di salute mentale, l’evidenza suggerisce che l’esistenza di un umore positivo riduce il rischio di disturbi dell’umore del 28% e disturbi d’ansia del 53%, e influenza anche il recupero da alcune condizioni di salute mentale.

Lo studio.

La ricerca si è concentrata su stress, ansia e depressione, coinvolgendo 3097 partecipanti adulti di età maggiore o uguale a 18 anni che sono stati reclutati tramite una campagna mainstream e sui social media tra il 3 aprile 2020 e il 30 aprile 2020. La coorte era prevalentemente di sesso femminile (n = 2618) di età media 44 anni. Il 10% apparteneva a gruppi etnici svantaggiati. Il 50% si è descritto come lavoratori esposti e il 20% si è dichiarato con fattori di rischio clinici di rischio maggiore di COVID-19.

Conclusioni.

Tutti i punteggi sono risultati significativamente maggiori della media, con un alto effetto dei valori modificabili, come umore, percezione della solitudine e timore del contagio. In definitiva, l’aumento della morbilità psicologica è risultato evidente in questo campione del Regno Unito ed è risultato essere più comune nei giovani, nelle donne e negli individui identificati come appartenenti a gruppi a rischio COVID-19 riconosciuti. Potrebbero, in futuro, essere efficaci interventi di salute pubblica e salute mentale in grado di migliorare la percezione del rischio di COVID-19, atti a ridurre la sensazione di isolamento e finalizzati a promuovere l’umore positivo .

Fonti.

https://bmjopen.bmj.com/content/10/9/e040620