SARS-CoV-2: alla ricerca di un anticorpo monoclonale

di Maria Rosa De Marchi

A distanza di pochi giorni dall’inaugurazione della cosiddetta “Fase due” di ripartenza economica e di allentamento delle misure di contenimento per la diffusione del SARS-CoV-2, il virus – e la patologia che causa, la polmonite interstiziale ribattezzata COVID-19 – continuano a far parlare e a causare danni. Nel momento in cui si scrive, secondo i dati ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità diffusi tramite la piattaforma interattiva per il monitoraggio della pandemia, si possono contare a livello globale 3.767.744 casi confermati di COVID-19 e 259.593 decessi; di questi, in Italia sono stati riportati 215.858 casi confermati con 29.958 decessi.

Le strategie terapeutiche attuali per il trattamento del COVID-19

Al momento non vi sono farmaci considerati terapie efficaci contro il COVID-19. Sono in fase di valutazione diverse terapie sperimentali e farmaci candidati al trattamento: tra questi, numerose molecole disponibili commercialmente e utilizzate off-label, nuove terapie sperimentali e immunomodulatori, che agiscono contro l’interleuchina 6 e il fattore stimolante le colonie granulocito-macrofagiche, per la loro capacità di contrastare la tempesta citochinica infiammatoria che caratterizza i pazienti gravi e critici di COVID-191.

La struttura del SARS-CoV-2

La comunità scientifica, inoltre, è alla ricerca di un anticorpo monoclonale specifico per il SARS-CoV-2. Gli anticorpi anti-coronavirus hanno come target principale le glicoproteine trimeriche spike (S) sulla superficie del virus, le stesse che sono in grado di mediare l’ingresso del patogeno nelle cellule dell’ospite. La proteina S ha due subunità che mediano l’attacco del virus alla cellula (la subunità S1, composta a sua volta da quattro domini) e la fusione delle membrane virale e cellulare (la subunità S2). La proteina spike del SARS-CoV-2 (SARS2-S; 1.273 residui, ceppo Wuhan-Hu-1) e SARS-CoV (SARS-S, 1.255 residui, ceppo Urbani) hanno una sequenza amminoacidica simile al 77,5% e strutturalmente sono molto simili. Inoltre, legano l’enzima di conversione dell’angiotensina 2 (ACE2) attraverso il dominio S1B. L’interazione causa cambiamenti irreversibili della conformazione delle proteine spike, permettendo l’ingresso nelle cellule.

L’identificazione dell’anticorpo47D11

La ricerca di un anticorpo monoclonale sembra avere dato i suoi frutti per un gruppo di ricerca che ha pubblicato i risultati del proprio lavoro su Nature Communications. Il team ha identificato l’anticorpo chimerico 47D11 selezionandolo tra 51 candidati, ottenuti tramite la selezione su ibridomi, cellule destinate alla produzione di anticorpi, prodotti a partire da cellule di topi immunizzati transgenici. L’anticorpo selezionato era l’unico dei 51 che ha mostrato cross-reattività su entrambi i ceppi virali. La porzione è poi stata “montata” geneticamente su una immunoglobulina umana, clonando le catene pesanti e leggere di una IgG1 ed è poi stata caratterizzata.

Le analisi ulteriori hanno mostrato l’efficacia in vitro dell’anticorpo di legarsi a cellule che esprimono le proteine spike di SARS-CoV e SARS-CoV-2 e di essere potenzialmente in grado di inibire l’infezione in vitro.

La scoperta apre la strada al potenziale sviluppo di nuove terapie per il SARS-CoV-2.

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Bibliografia

  1. Prakhar Vijayvargiya et al. Treatment Considerations for COVID-19: A Critical Review of the Evidence (or Lack Thereof). Mayo Clin Proc. 2020 Apr 30.