Scomparso Larry Kramer, drammaturgo e attivista contro l’AIDS

È morto a 84 anni Larry Kramer, drammaturgo e saggista, ma soprattutto attivista contro l’AIDS sin da quando la malattia non aveva ancora un nome.

All’inizio degli anni Ottanta, Kramer fu testimone di migliaia di decessi di uomini omosessuali, morti prima che il governo statunitense prendesse provvedimenti per fermare la diffusione dell’HIV.

Kramer già all’epoca cercava di spingere il proprio Paese a trattare l’AIDS come un’emergenza di sanità pubblica: aveva infatti previsto il decesso di milioni di persone indipendentemente dal loro orientamento sessuale.

Sceneggiatore molto conosciuto, ha realizzato opere di forte impatto e molto criticate, per porre l’attenzione sull’AIDS e sulla necessità di indagare su una malattia così sconosciuta e letale. L’obiettivo di Kramer era fermare il contagio e promuovere la ricerca di una cura.

Anche lo stesso Larry Kramer era omosessuale, e positivo all’HIV, ma iniziò a sposare la causa ben prima di scoprire di aver contratto il virus. Nel 1981, infatti, mentre leggeva su un giornale la storia di un cosiddetto “cancro gay”, il sarcoma di Kaposi, pensò ai suoi amici. “La mia mente è tornata agli eventi degli ultimi due anni – affermava in un’intervista – in cui avevo avuto amici che si erano misteriosamente ammalati, amanti che portavano letteralmente in braccio i loro compagni da un medico all’altro, da un ospedale all’altro, chiedendo ‘Hai mai sentito di qualcosa che potrebbe assomigliare a questo?’”. Il “cancro gay”, secondo Kramer, si sarebbe diffuso in tutto il mondo, come qualsiasi altra malattia a trasmissione sessuale, e avrebbe ucciso milioni di persone senza riguardo per il loro orientamento. La scienza, la medicina e la storia hanno confermato le paure di Kramer.

Nel 1982, con cinque amici, Kramer ha co-fondato la Gay Men’s Health Crisis, la prima organizzazione di servizio per persone positive all’HIV e per molti anni il più grande fornitore di servizi alle persone con AIDS. Kramer era furioso a causa della lenta risposta dell’establishment medico e del governo: anche se le morti per AIDS erano salite alle stelle, nessuno considerava la malattia un’emergenza sanitaria.

Kramer è stato anche autore, saggista e drammaturgo, aveva rapporti con la politica e la sfera pubblica e con il suo approccio aggressivo e la sua arte tentò di mettere al centro dell’attenzione il problema dell’AIDS.

Fondò anche un gruppo più “militante”, ACT UP (AIDS Coalition to Unleash Power), le cui azioni in strada puntavano a chiedere al governo maggiore velocità nella ricerca di cure contro l’AIDS e la fine della discriminazione contro gay e lesbiche. Il gruppo interrompeva operazioni degli uffici governativi o di Wall Street, irrompeva nelle chiese cattoliche e creava disordine nelle strade. Persino alcuni funzionari accusati da Kramer di “omicidio” e “genocidio” hanno riconosciuto che le sue esternazioni facevano parte di una strategia per scioccare il Paese e arrivare a trattare l’AIDS come un’emergenza di sanità pubblica.

L’esperto in malattie infettive Dr Anthony Fauci, direttore per molti anni del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, adesso nella task force della Casa Bianca sull’epidemia di coronavirus, ricevette da Kramer insulti diretti in una lettera aperta su The San Francisco Examiner, nel 1988. Il drammaturgo accusò Fauci di essere un assassino e un “idiota incompetente”. I due successivamente diventarono amici.

In un’intervista al New York Times – proprio in occasione della scomparsa di Kramer – Fauci spiega come il drammaturgo fosse stato per lui fondamentale per capire quanto la burocrazia federale stesse rallentando la ricerca di trattamenti efficaci. Ha attribuito a Kramer un ruolo “essenziale” nello sviluppo di regimi farmacologici che possono prolungare la vita di coloro che sono infetti da HIV, e nello spingere la Food and Drug Administration a semplificare la valutazione e l’approvazione di alcuni nuovi farmaci.

La missione della sua vita si è fatta strada nelle sue opere teatrali. Il cuore normale, per esempio, che è andato in scena al teatro pubblico nell’aprile del 1985 ed è stato replicato per nove mesi, è un racconto appassionato dei primi anni di AIDS e della sua campagna per convincere qualcuno a fare qualcosa al riguardo. The Normal Heart è tornato sul palco nel 2011, con grande successo. “Alla fine dello spettacolo”, ha scritto Ben Brantley del New York Times nella sua recensione, “anche le persone che pensano di non avere gusto per il teatro polemico potrebbero scoprire che la loro resistenza si è sciolta in lacrime e singhiozzi.”


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