Screening e prevenzione del cancro colorettale durante l’emergenza Covid-19

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

L’emergenza sanitaria causata dal Sars-CoV-2 ha dettato, in questi ultimi tre mesi, una riorganizzazione delle risorse ospedaliere e ambulatoriali, tale da congelare momentaneamente anche alcune delle attività di prevenzione oncologica. Tra queste, gli screening per la diagnosi precoce del cancro del colon retto sono tra le procedure rimandate che destano maggiori preoccupazioni negli Stati Uniti, per la popolazione adulta che avrebbe dovuto giovare dei servizi di screening. Questo è ciò che emerge da un recente commento pubblicato sul JAMA Health Forum in cui si evidenzia la gravità delle conseguenze che tale ritardo comporterà “su quasi 23 milioni di adulti tra i 50 e i 75 anni”, si stima che, secondo quanto riportano gli autori “53.000 di americani moriranno di cancro al colon retto quest’anno” (1). I tumori di questo tipo infatti – “ampiamente prevenibili attraverso lo screening” – rappresentano “la seconda causa di decessi per cancro negli Stati Uniti” commentano gli autori.

“Da quando i Centers for Disease Control and Prevention hanno raccomandato, a metà marzo, di ritardare tutte le procedure non urgenti, le visite di assistenza primaria e di gastroenterologia negli adulti sono diminuite rispettivamente del 49% e del 61%, il che rende ancora più difficile il raggiungimento degli obiettivi di screening del cancro colorettale” riportano gli autori. Tali obiettivi erano stati delineati all’interno della campagna nazionale di prevenzione realizzata dal National Colorectal Cancer Roundtable, istituita dall’American Cancer Society e dai Centers for Disease Control and Prevention. La campagna – 80% in Every Community Strategic Plan – mira a raggiungere, appunto, l’80% dei tassi di screening del cancro colorettale a livello nazionale, in tutte le comunità statunitensi. La campagna, concettualizzata nel giugno 2019 e rivolta al quadriennio 2020-2024, ha lo scopo di ridurre la mortalità legata al cancro colorettale, fornendo “una tabella di marcia mirata e orientata all’azione per le parti interessate, i collaboratori e i partner intersettoriali”.

Ritardare lo screening di uno dei tumori più diffusi – proseguono gli autori – aumenterà le disparità razziali, etniche e socioeconomiche che, insieme ad un aumento della disoccupazione nelle popolazioni svantaggiate, limiteranno l’accesso alle cure. Inoltre, “i ritardi travolgeranno anche i sistemi sanitari al momento della ripresa delle attività di prevenzione, a causa degli arretrati dei mesi precedenti”. Per mitigare e risolvere il problema – suggeriscono gli autori del JAMA – si dovrebbe implementare l’uso dei Fecal Immunochemical Tests (FIT), prendendo esempio dall’incremento degli appuntamenti per le visite in telemedicina.

La situazione in Italia

I test per la ricerca di sangue occulto nelle feci rappresentano il primo grande alleato nella prevenzione del tumore colorettale, e, anche in Italia, è largamente diffuso. Nell’attività di diagnosi precoce oncologica rientrano anche esami quali la mammografia per la prevenzione del tumore al seno e l’Hpv-test per il tumore della cervice uterina. Queste tre indagini, sebbene inserite nei Livelli Essenziali di Assistenza, sono state sospese anche in Italia da due mesi. Principalmente per la difficoltà nel contenere il contagio e il riposizionamento di molti operatori sanitari nei reparti destinati all’assistenza dedicata alla Covid-19.

A far eco alle preoccupazioni espresse per l’incremento della mortalità legata al cancro colorettale negli anni a venire, è anche Marzo Zappa, presidente dell’Osservatorio Nazionale Screening, organo che vigila sull’attività di prevenzione sul territorio nazionale tramite i suddetti esami. “La ripresa delle attività dovrà avvenire il prima possibile” commenta Zappa, “altrimenti nei prossimi anni, a causa del ritardo diagnostico, rischiamo di registrare un aumento delle morti per cancro” (2). La sospensione delle attività di primo livello non ha inciso sugli esami di approfondimento necessari dopo uno screening dall’esito sospetto, che invece sono proseguiti anche durante la fase acuta dell’emergenza. “Queste indagini sono state considerate non differibili” aggiunge Zappa. “Seppur con qualche difficoltà, si è cercato di garantire a tutti il completamento dell’iter diagnostico, per iniziare quanto prima le cure”.

Il paese veleggia verso un graduale ritorno alla normalità, per questo si sta affrontando in questi giorni anche il tema della riapertura degli screening oncologici, dando priorità a “coloro che, dopo aver ricevuto l’invito, avevano già un appuntamento, poi annullato a causa del Covid-19” precisa Zappa. Le prime regioni a ripartire gradualmente sono Emilia-Romagna, Toscana, Veneto e Sicilia, secondo quanto riporta l’Osservatorio Nazionale Screening (3). Per affrontare le difficoltà che si pongono ad ostacolo della lenta ripresa, servirà tempo. Le ragioni riguardano la gestione degli esami lasciati in sospeso, gli “arretrati”, e l’impossibilità di massimizzare l’attività giornaliera di screening fissando un numero molto elevato di appuntamenti (soprattutto per mammografie e Hpv-test). Per fronteggiare questa situazione, “si valuta la possibilità di portare avanti gli screening 7 giorni su 7, compreso l’intero mese di agosto (…), o di spalmarla su più centri” dichiara in merito Zappa. Per quanto riguarda l’Hpv-test, un’altra possibilità è data dall’autoprelievo (come avviene già in Umbria). Opzioni che da ipotesi devono essere tramutate in realtà. Una realtà che avrà bisogno di “uno sforzo immane per provare a recuperare l’attività di questi mesi” come suggerisce Carlo Naldoni, già responsabile dei programmi di screening di popolazione dell’Emilia-Romagna (2).

 

Bibliografia

  1. Issaka RB, Somsouk M. Colorectal Cancer Screening and Prevention in the COVID-19 Era. JAMA Health Forum, May 13, 2020.
  2. Di Todaro F. Screening oncologici: come ripartire dopo il coronavirus. Fondazione Veronesi magazine, 7 maggio 2020.
  3. Screening e Covid-19: il quadro regionale delle riaperture. Osservatorio Nazionale Screening, consultato il 20 maggio 2020.