Spesa sanitaria nel mondo. Aumentano le disuguaglianze

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Come e quanto si spende per la sanità a livello globale? E com’è cambiata questa spesa negli ultimi vent’anni? Sono queste le domande a cui ha risposto uno studio realizzato dai ricercatori del Global Burden of Disease Health Financing Network che ha analizzato la spesa sanitaria di 184 paesi del mondo tra il 1995 e il 2014 (1). I risultati, pubblicati sulla prestigiosa rivista The Lancet, hanno messo in evidenza come l’ammontare di questa spesa sia strettamente collegato al livello di sviluppo economico del paese considerato. Purtroppo è anche emerso che, a causa di meccanismi legati alla distribuzione degli aiuti sanitari e ai diversi livelli di investimento, il gap esistente tra paesi a basso e a alto reddito è destinato a crescere ulteriormente.

Ad oggi la spesa sanitaria annua pro capite per un cittadino degli Stati Uniti, la più elevata al mondo, è di 9237 $. Per un cittadino somalo, invece, è solo di 33 $. Basta questo dato per rendersi conto delle enormi differenze esistenti al mondo in termini di spesa sanitaria, le quali determinano a loro volta una drammatica variabilità a livello di salute e accesso alle cure.  In Italia questo dato è pari a 3311$, ben al di sopra della media globale: 1279 $. Ma i ricercatori del Global Burden of Disease Health Financing Network hanno anche suddiviso il dato in base alle diverse fonti di finanziamento. Ad esempio, negli Stati Uniti, il 49,8% della spesa medica è coperto dal governo, il 38,8% da assicurazioni private e organizzazioni non governative mentre l’11,4% è pagato direttamente dai cittadini americani. In Somalia invece, il paese con la spesa sanitaria annua pro capite più basso tra i 184 considerati, il 25% della spesa arriva dal governo, l’1,2% da assicurazioni private e organizzazioni non governative, il 28,5% dalle tasche dei diretti interessati e il 45,2% da associazioni benefiche e da aiuti sanitari.

In generale, il pattern di finanziamenti relativo alla spesa sanitaria di un paese segue delle fasi evolutive relativamente fisse in relazione al tasso di sviluppo socio-economico. Nelle nazioni caratterizzate da un basso livello di reddito questa spesa poggia principalmente sulle donazioni delle organizzazioni benefiche e sulle risorse private dei cittadini. In una seconda fase di sviluppo invece, in relazione alla crescita del reddito medio, aumentano le spese coperte dai governi e quelle pagate direttamente dai pazienti, pur restando rilevante la percentuale di risorse provenienti da donazioni e aiuti. Infine, quando il reddito medio di un paese si attesta su livelli elevati, la spesa sanitaria tende a dipendere sempre più da fondi governativi e da assicurazioni private. Esistono tuttavia delle eccezioni a questo trend di sviluppo: in paesi come l’Angola e il Turkmenistan, caratterizzati da un livello di reddito medio-alto, la spesa sanitaria annua pro capite è rispettivamente di 228$ e di 396$.

“Una conclusione importante di questo studio è che le caratteristiche stato-specifiche di ogni paese sono fondamentali nel determinare la sua spesa sanitaria”, sottolineano gli autori della ricerca. Tuttavia, è possibile individuare dei fenomeni relativamente stabili. Ad esempio, la questione del cosiddetto missing middle, il medio mancante. Questo effetto di natura economica fa sì che nel processo di transizione tra un reddito basso e un reddito elevato, un paese salti la fase caratterizzata da redditi medi. Da un punto di vista della spesa medica questo fenomeno nasce come conseguenza delle policy delle organizzazioni che forniscono aiuti e assistenza allo sviluppo sanitario. Infatti, queste spesso selezionano i contesti da aiutare in base a un reddito soglia. Tuttavia, nel momento in cui un paese supera questa soglia può trovarsi nella situazione in cui smette di ricevere aiuti da organizzazioni sanitarie ma non dispone ancora di sufficienti risorse per finanziare pubblicamente la sanità o favorire lo sviluppo di assicurazioni private.

Questo fa sì che per i paesi a basso reddito sia molto difficile svilupparsi dal punto di vista socio-sanitario. Inoltre, dai dati dello studio del Global Burden of Disease Health Financing Network emerge che, se si suddivide la spesa sanitaria pro capite in base ai diversi servizi, i paesi a reddito elevato spendono più di quelli a basso reddito per qualsiasi categoria di servizi considerata. Questo comporta un progressivo aumento del gap di spesa esistente tra i paesi appartenenti alle diverse classi di reddito. Nei paesi a basso reddito, ad esempio, gran parte della spesa sanitaria finisce nell’acquisto di beni medici (compresi i farmaci), nei processi di immunizzazione e negli interventi finalizzati a favorire diagnosi precoci. In questi contesti sono invece praticamente assenti, o comunque forniti da volontari in modo informale, i servizi a lungo termine, i quali rappresentano il predittore principale della maturazione di un sistema sanitario e del passaggio dalla cura di malattie infantili e infezioni alla gestione di patologie croniche e non trasmissibili.

Quello delle disuguaglianze esistenti tra la spesa sanitaria dei paesi a reddito basso e quelli ad alto reddito è, inoltre, un problema che non sembra destinato a risolversi. In base ai risultati di un altro studio, realizzato dallo stesso gruppo di ricerca, che ha stimato l’evoluzione della spesa globale fino al 2040, è possibile prevedere che per i paesi economicamente più sviluppati questa crescerà in media di 5221$ da qui ai prossimi 25 anni, mentre per i paesi più svantaggiati la crescita sarà pari in media a 75$ (2).  Una prospettiva che, concludono gli autori di un editoriale di commento uscito su The Lancet, “continuerà ad impattare sull’aspettativa alla nascita e sul gap esistente in termini di qualità della vita”(3). È quindi fondamentale che i governi dei contesti più svantaggiati investano quanto più possibile in sanità, cercando di stimolare allo stesso tempo l’arrivo di aiuti dall’estero. Tuttavia, sembra che lo sviluppo economico rappresenti l’unico motore in grado di favorire il passaggio verso un sistema sanitario universalistico.

 

Bibliografia

1. Global Burden of Disease Health Financing Collaborator Network. Evolution and patterns of global health financing 1995–2014: development assistance for health, and government, prepaid private, and out-of-pocket health spending in 184 countries. The Lancet 2017; http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)30874-7.
2. Global Burden of Disease Health Financing Collaborator Network. Future and potential spending on health 2015–40: development assistance for health, and government, prepaid private, and out-of-pocket health spending in 184 countries. The Lancet 2017; http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)30873-5.
3. Gomez-Gonzalez JE, Reyes NR. Patterns of global health financing and potential future spending on health. The Lancet 2017; http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)31001-2.