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“Spugne” di lana per bonificare il mare e i corsi d’acqua dal petrolio

Di Luca Mario Nejrotti

È nato a Biella un progetto che, utilizzando gli scarti di lana sucida della tosatura, potrebbe rappresentare una soluzione sostenibile all’inquinamento da petrolio di mari e corsi d’acqua.

Ricerca e impresa.
Il distretto biellese sta puntando molto sull’innovazione per lanciare nuove forme di produttività, e lo fa, in questo caso, reinventando la vocazione tessile locale.
Il progetto si chiama Woolres (vedi) e intende utilizzare gli scarti di tosatura, ricchi di lanolina che viene eliminata dai lavaggi industriali, per bonificare l’acqua dal petrolio. La cosiddetta lana sucida (non lavata) infatti, è idrorepellente, ma assorbe fino a dieci volte il proprio peso in idrocarburi. Il procedimento prevede che sia sparsa sull’inquinante per poi essere recuperata e spremuta per recuperare il combustibile.

I creatori di Woolres sono: Luciano Donatelli l’ideatore, imprenditore e già presidente dell’Unione industriale biellese; Mauro Rossetti, direttore di “Tessile e salute” (vedi); Mario Ploner, imprenditore.
L’origine del progetto ha radici in un aneddoto raccontato dal Donatelli stesso (vedi): “[…] mi sono ricordato di un episodio della mia infanzia. Giocando con alcuni amici avevamo accidentalmente versato in un laghetto della nafta e non sapevamo più che fare per raccoglierla. Era stato un artigiano, in quel momento a casa mia per rifare i materassi, a darmi una manciata di lana: ‘usa questa, vedrai che va tutto a posto’. Lui aveva ragione, io avevo evitato il castigo”.

Europa e spinte locali.
Il progetto nasce da un bando europeo, sotto l’egida del Polo d’innovazione tessile (vedi), sorto a Biella per stimolare l’evoluzione tecnologica del settore.
Imprese e Università (il Politecnico di Torino) hanno cooperato per la realizzazione dei test e dei prototipi.

Progetto sostenibile.
Gli impianti utilizzerebbero scarti di tosatura che andrebbero comunque smaltiti e la stessa lana potrà essere reimpiegata anche per venti volte. A fine vita, le “spugne” di lana potrebbero diventare combustibile per i termovalorizzatori.
Al contrario, i mezzi chimici al momento in uso fanno solo precipitare gli idrocarburi sui fondali e l’impiego di nano fibre è ancora troppo costoso.
Attualmente, i macchinari sono stati resi adattabili per una piccola barca o una petroliera, in base alla diversa entità della dispersione.

Finita la fase di valutazione, ora si passa alla commercializzazione e sono molti i potenziali clienti: basta guardare i più recenti disastri ecologici (vedi) per non stupirsene.

Fonti:
http://www.ecodibiella.it/it/web/woolres-in-pista-eni-e-messico-11867/sez/economia
http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2016-01-08/la-lana-contro-disastri-ambientali-063739.shtml?uuid=ACSD1D6B&refresh_ce=1
http://www.tbsrl.it/IT/Progetto_Woolres.html