Suicidio in gravidanza

Di Luca Mario Nejrotti

Il suicidio in gravidanza e nel primo anno dopo il parto è un evento piuttosto raro, tuttavia, in Italia riguarda 2,3 donne per 100.000 nati vivi.

Suicidio.

Il suicidio è un fenomeno complesso e multifattoriale influenzato da fattori genetici, psicologici, sociali e culturali. Quello in gravidanza e nel primo anno dopo il parto, in Italia ha un tasso più elevato di quello relativo, per esempio, all’emorragia ostetrica (1,92 donne per 100.000 nati vivi). Il periodo più a rischio è quello compreso tra l’ultimo trimestre di gravidanza e i primi mesi dopo il parto (vedi). Le donne che si tolgono la vita (o tentano di farlo) in questa fase scelgono spesso metodi “violenti” più letali rispetto alla popolazione femminile generale, fatto collegato all’elevata intenzionalità del gesto.

Fattori di rischio.
I fattori di rischio da prendere in considerazione, riportati dall’ISS sono diversi:

  • gravidanza non desiderata o un precedente aborto, soprattutto tra le giovani e giovanissime, e il decesso di un figlio
  • gravidanza in età molto giovane
  • aver avuto complicazioni ostetriche e neonatali
  • disturbo psichiatrico già presente o insorto dopo la gravidanza (in particolare disturbo depressivo, disturbo bipolare e psicosi puerperale) ma anche il consumo di alcol, tabacco e di sostanze stupefacenti
  • avere attuato un precedente tentativo di suicidio
  • aver avuto un suicidio in famiglia
  • separazione della donna dal suo bambino/a
  • mancanza di una rete sociale di supporto
  • aver subito abusi nell’infanzia
  • aver subito e/o subire violenza da parte del partner
  • perdita del lavoro.

Numerosi studi condotti in alcuni Paesi a basso reddito hanno registrato un maggior rischio di suicidio nel periodo della gravidanza e del post partum tra le donne non sposate e con bassa scolarità. Si tratta di risultati importanti che permettono di ipotizzare, anche nei Paesi più industrializzati, un rischio maggiore tra le donne appartenenti ad alcuni gruppi etnici e ceti sociali più svantaggiati.

Indagare il rischio di suicidio è fondamentale per poter intervenire in modo tempestivo sulla tutela della salute materno-infantile. Le aree su cui concentrare l’attenzione sono principalmente quelle legate all’ideazione suicidaria, alla storia personale e al contesto in cui vive la donna.

Violenza domestica.

La violenza domestica durante la gravidanza, ma anche gli abusi eventualmente subiti in precedenza, sono un problema di salute pubblica rilevante, spesso sottovalutato e taciuto, che colpisce la salute fisica e psicologica della donna, del feto e del neonato.

La scarsa conoscenza e comunicazione del fenomeno sono legate a una sorta di remora culturale per la quale difficilmente si concepisce una concomitanza di due concetti – violenza e gravidanza – comunemente considerati molto distanti tra loro. In generale si ritiene che la gravidanza abbia una funzione protettiva rispetto alla violenza. Tuttavia, i dati a livello globale smentiscono tale realtà. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel mondo 1 donna su 4 sia stata vittima di violenza in gravidanza. Per quanto riguarda l’Italia, l’ISTAT riporta che circa il 10% delle donne ha subito violenze dal partner anche durante la gravidanza e, per il 70% di queste, l’intensità della violenza è aumentata (11%) o, comunque, non è diminuita (58%). Il 6% delle donne riporta l’inizio della violenza proprio nel periodo della gravidanza. La valutazione di questi dati è ostacolata dal velo di omertà che circonda la violenza domestica in generale e dalla ritrosia delle donne nel denunciare la violenza subita dal partner.

Salute psicofisica.

Il benessere e la salute psicofisica della donna sono un elemento fondamentale nel valutare il rischio di suicidio perinatale. Anche il contesto familiare e relazionale è fondamentale nella prevenzione della depressione: la presenza di una rete sociale di supporto risulta essere anche nella fase perinatale un fattore protettivo. Poter contare sulla famiglia e sugli amici per un aiuto pratico o per un supporto psicologico, essere soddisfatti della propria relazione sentimentale, poter contare sul compagno quando ci si sente preoccupate o nervose e per un aiuto pratico sono tutti aspetti protettivi.

Fonti.

https://www.epicentro.iss.it/materno/rischio-suicidio-gravidanza-post-partum-2020?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=25giugno2020