Un farmaco per il trattamento della parodontite

di Maria Rosa De Marchi

La parodontite è un disturbo associato all’età, definito clinicamente dalla perdita di osso a livello parodontale, infiammazione del tessuto specializzato che circonda e supporta il dente e disordini della normale flora batterica orale. È frequente incontrare questo tipo di disordine negli anziani, dal momento che l’età avanzata è associata con la scarsa capacità, che progredisce con l’aumentare degli anni, di conservare l’omeostasi che caratterizza i processi fisiologici dell’organismo, tra cui i processi di conservazione e riparazione cellulare. Questo infine sfocia nella degradazione del processo fisiologico e nell’insorgenza del processo patologico. Secondo i più recenti dati epidemiologici relativi alla popolazione statunitense, si stima che più del 60% degli adulti con più di 65 anni soffrano di parodontite; la diagnosi di parodontite, inoltre, è associata a un aumentato rischio per altre patologie correlate all’età, tra cui malattie cardiovascolari, diabete e malattia di Alzheimer.

Al momento non esiste un trattamento che sia in grado di far recedere i danni causati dalla parodontite: la terapia è costituita da misure di prevenzione o dall’estrazione di denti se questo si rende necessario. Uno studio, recentemente pubblicato sulla rivista eLife, ha avuto come obiettivo valutare gli effetti del farmaco rapamicina, molecola che ha mostrato di essere in grado di intervenire in meccanismi molecolari col risultato di rallentare l’invecchiamento e di estendere la vitalità di molti organismi, tra cui il modello murino. Lo studio si è occupato di valutare in vivo gli effetti di un trattamento di breve durata con la rapamicina nei confronti della parodontite, osservando che la terapia sembra essere in grado di ringiovanire la cavità orale in modelli murini di età avanzata. La rapamicina è una molecola che ha come bersaglio una serina treonina chinasi mTORC1 che regola la crescita, la proliferazione, la motilità e la sopravvivenza delle cellule.

Per lo scopo sono stati disegnati due studi, in parallelo, longitudinali, in due centri di ricerca, nei quali i topi sono stati trattati con controllo o con rapamicina per 8 settimane, valutando poi con diverse misure gli effetti sulla malattia parodontale dei topi. In base ai risultati ottenuti, la rapamicina sembra essere in grado di ringiovanire l’osso a livello parodontale e di attenuare l’infiammazione di osso e gengiva, modificando la composizione della flora batterica orale verso una composizione più affine al normale stato fisiologico del cavo orale. I risultati forniscono indicazioni per un possibile approccio per un potenziale ringiovanimento del cavo orale negli individui anziani e per invertire il corso della malattia parodontale verso uno stato non patologico.

È possibile accedere allo studio nella sua versione integrale scaricando il file dal sito della rivista.