Una potenza tecnologica come gli USA, in ritardo nell’utilizzo degli smartphone per tracciare i contagi

Gli Stati Uniti ospitano le aziende tecnologiche più famose al mondo, ma finora l’uso degli smartphone per combattere il coronavirus è stato limitato.

Gli smartphone hanno il potenziale per essere uno strumento fondamentale per monitorare la diffusione di COVID-19. Possono dire esattamente alle persone quanto sono state vicino agli altri, per quanto tempo, e tenere un registro dettagliato di tutte le persone con cui si è venuti in contatto negli ultimi 14 giorni. Le tecnologie usate per tracciare gli spostamenti delle persone sono il GPS e il Bluetooth. Con il geo-tracking tramite GPS si identifica se i percorsi di due individui si sono incrociati. Con le connessioni Bluetooth e ultrasuoni si tracciano le connessioni tra due dispositivi, e quindi tra persone che sono state a una distanza ravvicinata. Secondo il movimento Privacy International, finora la tecnologia più adatta e meno invadente è la seconda, che permette agli smartphone di accorgersi quando sono vicini celando l’identità degli utenti.

I giganti della tecnologia Google e Apple hanno collaborato per creare sistemi che monitorano le potenziali esposizioni mantenendo anonime le identità dei proprietari dei cellulari. I funzionari in ambito sanitario affermano che le app per smartphone potrebbero svolgere un ruolo nell’identificazione precoce dei casi di coronavirus e nel rallentare la diffusione del virus, e quindi la morsa della pandemia.

Molti Paesi, come Germania, Irlanda e Singapore, hanno lanciato queste app a livello nazionale con grande successo. Negli Stati Uniti tali sistemi sono disponibili solo in una manciata di Stati, e vengono utilizzati soltanto da una piccola percentuale della popolazione.

L’app COVIDWISE, ad esempio, funziona nello Stato della Virginia utilizzando la piattaforma sviluppata congiuntamente da Google e Apple. Scambia i segnali Bluetooth con altri telefoni circostanti, ma interagisce solo con i telefoni delle persone che hanno aderito al sistema e hanno il Bluetooth attivato, tenendo traccia degli incontri negli ultimi 14 giorni. La Virginia è di gran lunga il leader nazionale nell’utilizzo di queste app e, finora, più di mezzo milione di persone hanno scaricato COVIDWISE.

Nel caso di COVIDWISE, le notifiche ufficiali del Virginia Department of Health arrivano al cellulare solo se il proprietario ha trascorso almeno 15 minuti a meno di due metri da un altro utente dell’app che di recente è risultato positivo al nuovo coronavirus. Apple invia sui suoi dispositivi anche numerose notifiche sulle potenziali esposizioni, analizzate dal sistema ma non ancora ufficializzate. Jeff Stover, un epidemiologo presso il Dipartimento della Salute, afferma che le notifiche push settimanali di Apple hanno causato una certa confusione, ma che nonostante questo l’implementazione sta andando bene. E considera che l’app può raggiungere persone che i tradizionali traccianti di contratti non rintraccerebbero mai.

Ma pochissime persone ricevono queste notifiche. Da quando Google e Apple hanno lanciato la loro piattaforma alla fine di maggio, gli Stati Uniti hanno registrato oltre 4,5 milioni di casi di COVID-19. Questi sistemi, negli undici Stati che li stanno utilizzando, hanno inviato avvisi solo su poche centinaia di smartphone. Ci sono stati maggiori problemi di privacy per le app basate su GPS e molti meno download. Il sistema Google/Apple è disponibile solo per i dipartimenti sanitari del governo e ogni Stato deve scegliere di partecipare, e quindi creare o acquistare la propria app.

Ovviamente questi problemi sono legati alla gestione della sanità pubblica negli Stati Uniti: non esiste una legge nazionale che governi tutti gli Stati e il comparto sanitario, come l’istruzione, è gestito principalmente a livello locale piuttosto che a livello federale. Quindi, ogni Stato ha dovuto implementare una propria app. Per molti funzionari statali, già travolti dalla gestione della pandemia, questa non è stata considerata una priorità.

Ma ci sono stati altri impedimenti. Tutte le app rilasciate dallo Stato richiedono smartphone relativamente nuovi. Ciò potrebbe renderli meno efficaci tra i residenti più anziani, che sono anche maggiormente a rischio di malattia. Inoltre, le app rilasciate dagli Stati non funzionano oltre i confini dello Stato di appartenenza. È in fase di sviluppo un database nazionale per collegarli, ma al momento il sistema non funziona se si esce dai confini del proprio Stato. E anche se Apple e Google hanno dato la priorità alla protezione della privacy, secondo un recente sondaggio della società di sicurezza informatica SecureAge, i consumatori e persino i professionisti della tecnologia dell’informazione nutrono ancora alti livelli di preoccupazione per queste app, che raccolgono informazioni di identificazione personale sui propri utenti.

Tuttavia, diversi Stati stanno pianificando di lanciare le proprie app nelle prossime settimane. I funzionari della Sanità pubblica affermano che, man mano che sempre più persone iniziano a utilizzare sistemi installati nei propri dispositivi, questi diventeranno più efficaci nel tracciamento dei contatti, sebbene senza sostituire interamente i metodi tradizionali.