Una risposta sanitaria tempestiva può ridurre i costi economici e umani della pandemia

Una nuova ricerca di modellazione, dal titolo Projected health-care resource needs for an effective response to COVID-19 in 73 low-income and middle-income countries: a modelling study, pubblicata su The Lancet Global Health journal, stima che una risposta sanitaria efficace al COVID-19 potrebbe costare ai Paesi a medio e basso reddito circa 52 miliardi di dollari (equivalenti a 8,60 dollari a persona) in quattro settimane, assumendo che il numero riproduttivo di ogni paese (numero medio di contatti infettati da un caso) sia rimasto invariato.
Tuttavia, in un ipotetico scenario in cui le attuali restrizioni siano allentate e la trasmissione aumenti del 50%, è probabile che i costi sanitari per contrastare il COVID-19 aumentino fino a raggiungere i 62 miliardi di dollari (10-15 dollari a persona) in quattro settimane.
“I costi sanitari dovuti al COVID-19 saliranno, in particolare se la trasmissione aumenterà”, afferma la dott.ssa Agnès Soucat, direttrice del Dipartimento per la governance e il finanziamento dei sistemi sanitari presso l’OMS. “Quindi l’istituzione di misure precoci e complete per limitare l’ulteriore diffusione del virus sarà vitale se vogliamo conservare le risorse e sostenere la risposta sanitaria”.
Nel febbraio 2020, l’OMS ha delineato le principali misure di salute pubblica richieste ai Paesi per contrastare la pandemia di COVID-19, che sono riassunte nei nove pilastri del Piano strategico di preparazione e risposta (SPRP).
In questo studio, i ricercatori hanno modellato i futuri costi sanitari del SPRP per contrastare l’epidemia di COVID-19 in 73 LMIC (Low and Middle Income Countries) – che rappresentano il 93% della popolazione totale dei LMIC – in tre scenari: lo scenario attuale che limita gli spostamenti e garantisce le distanze fisiche e sociali, in cui i contagi si mantengono sempre allo stesso livello; lo scenario in cui le restrizioni si allentano e la trasmissione aumenta del 50%; o quello in cui le misure diventano più rigide e la trasmissione diminuisce del 50%.
Il numero di casi è stato calcolato dal 26 giugno 2020, per ciascuno dei tre scenari, nell’arco di quattro settimane (cioè fino al 24 luglio) e 12 settimane (fino al 18 settembre), utilizzando un modello SEIR, che registra il numero di persone che passano dallo stato di suscettibilità, a esposte, a infette e a guarite.
I ricercatori hanno quindi calcolato il costo del personale sanitario, delle attrezzature (dispositivi di protezione individuale, test diagnostici) e delle infrastrutture (l’aggiornamento dei laboratori per i test diagnostici, la creazione di ospedali da campo per il trattamento dei pazienti COVID-19) che sarebbero maturati implementando le azioni nel piano di risposta strategica.
I costi sanitari totali per la risposta COVID-19 nello scenario dello status quo (il primo) sono stati stimati in circa 52 miliardi di dollari in quattro settimane. Ciò ammonta a circa il 20% della spesa sanitaria nei Paesi a basso reddito nel 2017 (di 41 dollari USA pro capite per un anno intero).
Per gli scenari di trasmissione ridotta o aumentata, i totali erano rispettivamente di circa 33 miliardi di dollari (5,42 dollari a persona) e 62 miliardi di dollari (10-15 dollari a persona).
In 12 settimane, si prevede che i costi triplicheranno in base allo status quo (154 miliardi di dollari USA) e cresceranno ulteriormente in caso di aumento del tasso di contagio (197 miliardi di dollari), mentre scenderanno a 52 miliardi di dollari nello scenario di riduzione della trasmissione. Il fatto che lo status quo per 4 settimane e lo scenario di trasmissione ridotta per 12 settimane abbiano un costo simile, sottolinea l’importanza di ridurre la trasmissione del virus e contenere il costo della risposta.
I principali fattori di costo sono la gestione dei casi clinici (54% dei costi complessivi; es. Ospedali da campo, attrezzature biomediche, farmaci, squadre di sepoltura sicure), il mantenimento dei servizi essenziali (21%; es. Squadre di coordinamento, stipendi, assistenza, noleggio ambulanze), risposta rapida e indagine sui casi (14%; team di tracciamento dei contatti), prevenzione e controllo delle infezioni (9%; es. dispositivi di protezione, maschere, stazioni di lavaggio delle mani).
“I nostri risultati sottolineano che quando si verifica un’epidemia è necessario possedere dei sistemi sanitari preparati alla gestione di una crisi, compresi il personale sanitario, i laboratori e gli uffici di coordinamento, poiché sono essenziali per fornire una risposta efficace”, afferma la dott.ssa Tessa Tan-Torres Edejer, che ha guidato la ricerca. “Occorre lavorare di più a livello nazionale per identificare le lacune sia nella preparazione che nella risposta a questa e alle future pandemie”.
Gli autori notano diversi limiti, tra cui il fatto che l’analisi non ha incluso i costi di isolamento, quarantena e gestione dei rifiuti. Inoltre l’uso dei prezzi del mercato internazionale senza tariffe di trasporto, assicurazione e importazione potrebbe aver fatto sottostimare i costi.